sabato, Ottobre 17, 2026
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Hollywood, stella sulla Walk of Fame a Carlo Rambaldi, creatore di E.T.

“Se non trovi una strada, costruiscila”. Con questo consiglio del nonno Cristina Lippolis Rambaldi ha ricordato Carlo Rambaldi, il maestro italiano degli effetti speciali che giovedì ha ricevuto una stella sulla Walk of Fame di Hollywood. Il suo nome in caratteri di bronzo figura sulla mattonella numero 2.860, assegnata postuma nella categoria cinema.

Cristina, vice presidente della fondazione che porta il nome dell’artista, ha raccontato di aver trascorso l’infanzia nel laboratorio del nonno senza rendersi conto della sua fama. “Con le mie sorelle disegnavamo, costruivamo oggetti, provavamo meccanismi e giocavamo con le creature nascoste qua e là”, ha detto all’ANSA. Solo da adulta ha compreso che quell’uomo capace di inventare giochi, disegnare, raccontare storie e insegnare a osservare stelle e pianeti era una celebrità.

Ha ricordato inoltre la disponibilità del nonno a condividere il suo lavoro: non negava mai uno schizzo di E.T., anche quando era stanco, su qualsiasi supporto, “chissà quanti ce ne sono su tovaglioli di carta sparsi per il mondo”, ha osservato Cristina, che è anche attrice e creatrice del progetto artistico in realtà estesa “Alien Perspective”, selezionato per Venice Immersive all’82° Festival del Cinema di Venezia.

Nato nel 1925 a Vigarano Mainarda, in provincia di Ferrara, e scomparso nel 2012, Rambaldi iniziò come pittore e scultore, con un interesse per la meccanica e la possibilità di dare movimento agli oggetti. Una mostra allestita all’Istituto italiano di cultura espone le sue opere pittoriche. Dopo gli studi all’Accademia di Belle Arti di Bologna, lavorò con registi come Federico Fellini, Pier Paolo Pasolini e Dario Argento, prima di essere chiamato a Hollywood da Dino De Laurentiis per “King Kong”, che gli valse il primo dei suoi tre Oscar nel 1977.

I due Oscar successivi arrivarono nel 1980 per “Alien” di Ridley Scott e nel 1983 per “E.T. l’extra-terrestre” di Steven Spielberg; con Spielberg Rambaldi aveva già collaborato per “Incontri ravvicinati del terzo tipo” (1977). Tra gli altri lavori hollywoodiani si ricordano gli effetti speciali per “Dune” (1984) di David Lynch, il mostro Dagoth di “Conan il distruttore” (1984) e un lupo mannaro meccanico per “Unico indizio la luna piena” (1985).

La cerimonia è stata presentata dalla giornalista Silvia Bizio, per decenni corrispondente per la Repubblica, che ha condiviso ricordi personali del rapporto con Rambaldi. Bizio ha descritto il laboratorio a Northridge, a nord di Los Angeles, come un luogo immenso, pieno di creature e meccanismi, paragonandolo idealmente al “Paese dei Balocchi”. Ha ricordato anche un aneddoto: per il compleanno di Oliver Stone Rambaldi avrebbe montato una candela sulla mano meccanica realizzata per “La mano” e l’ha fatta avanzare per permettere al festeggiato di soffiarla. Bizio, insieme ad Anna Manunza dell’Associazione Little Italy di Los Angeles, fa parte del comitato per il centenario dalla nascita di Rambaldi, impegnato dall’anno scorso per l’assegnazione della stella.

Da Roma è intervenuto il presidente di Cinecittà, Antonio Saccone, che ha sottolineato come Rambaldi rappresenti l’uso creativo della tecnologia: “Mentre oggi molti temono il rapporto tra esseri umani e tecnologia, Rambaldi ci ricorda che possiamo usarla per creare magia. Ci insegna a non avere paura del futuro, ma a esplorarlo, a sperimentare, a giocarci, prendendolo allo stesso tempo sul serio”. Saccone ha evidenziato il sostegno di Cinecittà alla candidatura del “genio degli effetti speciali” presso la Camera di Commercio di Hollywood, che assegna e mantiene le mattonelle della Walk of Fame.

La scoperta ufficiale della stella è stata effettuata dalla figlia Daniela, visibilmente commossa e circondata dalle figlie Cristina e Alessandra, quasi all’incrocio tra Hollywood Boulevard e Vine Street, nel cuore della storica industria cinematografica.