La manovra da 23,5 miliardi è entrata nella fase delle scelte decisive, con tensioni che coinvolgono politica, categorie e territori. Di questi fondi, poco più di 10 miliardi sono indipendenti dalla clausola di salvaguardia europea per energia e difesa, mentre la coperta resta corta e molte misure ipotizzate potrebbero rivelarsi alternative tra loro.
Al centro del dibattito resta il fronte bancario: il governo valuta un intervento da circa 5 miliardi che coinvolgerebbe banche, assicurazioni e altre istituzioni finanziarie. Sull’ipotesi è intervenuto il presidente dell’Abi, Antonio Patuelli, con una prima risposta pubblica: “Noi ci muoviamo in uno stato costituzionale di diritto e nella Costituzione non c’è scritto che alcuni debbono essere mazzolati”, ha detto, sostenendo la necessità di garantire certezza del diritto a investitori e risparmiatori. Gli istituti segnalano inoltre che l’arrivo dell’euro digitale comporterà un aumento dei costi.
Nel centrodestra emergono posizioni divergenti. Per Antonio Tajani di Forza Italia “non esiste l’ipotesi di una tassa sugli extraprofitti: serve prudenza e una scelta concordata con il settore… perché quando si cominciano a mettere le tasse si sa dove si inizia e non si sa dove si finisce”, ha spiegato, sottolineando la necessità di confronto. La Lega è stata tra i primi partiti a salutare il Documento programmatico di bilancio per l’attenzione alle banche: il senatore Claudio Borghi ha commentato che “lo chiamino come vogliono, ma il contributo ci sarà”. Matteo Salvini ha mostrato vicinanza al ministro del Tesoro e ha definito “fantasie, bugie e falsità” le notizie secondo cui Giancarlo Giorgetti non sarebbe ricandidato.
Fratelli d’Italia ha rivendicato il merito dell’esecutivo nel far contribuire il settore bancario, mentre il deputato di Avs Nicola Fratoianni ha criticato l’azione del governo definendola “un balletto” che continua da anni, sostenendo che molte misure sulle banche riguardano prestiti e anticipazioni ampiamente rimborsati.
Dai documenti di lavoro emergono altri dettagli: i magistrati avrebbero ottenuto adeguamenti retributivi fino a 100.000 euro a testa per il periodo 2018-2023, a seguito di sentenze del Consiglio di Stato. Secondo una ricostruzione del Sole 24 Ore, gli arretrati potrebbero arrivare a oltre 70.000 euro e la retribuzione annua a 20.000 euro, per un totale complessivo di 970 milioni. Fonti dell’Associazione nazionale magistrati contestano questa cifra, che secondo loro ammonterebbe a un quarto di quanto calcolato.
I mercati hanno reagito positivamente alla prospettiva di un compromesso: in chiusura di seduta Unicredit ha segnato +1,4%, Bper e Mps +1,2%, Generali +1,1%, Unipol +2,8%, Intesa e Mediobanca +0,9%, Fineco +0,8%. Per gli analisti di Intermonte l’impatto della manovra “dovrebbe restare gestibile”. Le ipotesi di lavoro indicano che circa il 30% del contributo 2027 potrebbe derivare da maggiore tassazione (con un aumento di 2 punti percentuali dell’aliquota Irap o Ires), mentre il restante 70% proverrebbe da misure di cassa e temporanee, con un impatto medio stimato del 2,7% sull’utile per azione del 2027.
Sullo sfondo restano le scelte fiscali: la Lega spinge per una flat tax fino a 100.000 euro, mentre Forza Italia e Fratelli d’Italia puntano a riduzioni dell’Irpef per i redditi sopra i 50.000 euro. Sono allo studio anche misure mirate o di piccolo taglio, come sconti sui mezzi pubblici per gli studenti o un bonus sanitario per gli anziani. Sul terreno degli incentivi al lavoro si valuta inoltre una flat tax sugli aumenti delle retribuzioni dei giovani e sugli incrementi contrattuali; la decisione finale, precisano dal Mef, spetterà ai partiti, ai vertici e alla presidente del Consiglio.
Il leader di Forza Italia si è detto disponibile a passi indietro su alcune misure, come la detassazione delle tredicesime, e ha rilanciato l’ipotesi di una card per gli anziani per spese fuori dal servizio sanitario — dalle cure oculistiche ai farmaci costosi fino alle visite dentistiche — ricordando che “Dentiere gratis” fu una storica proposta di Silvio Berlusconi.
Anche la sanità è un capitolo aperto: la commissione Salute e finanza della Conferenza delle Regioni ha chiesto 6,8 miliardi per il settore, mentre finora ne sono previsti 2,4. Il Partito Democratico ha definito queste risorse “solo briciole”. Il presidente della Regione Campania, Roberto Fico, ha chiesto più fondi, sostenendo che non si tratta di “capricci” ma della risposta agli aumenti dei costi. L’assessore al Welfare della Regione Lombardia, Guido Bertolaso, ha espresso preoccupazione e spera che le ipotesi circolate finora siano “il solito gossip che poi non ha fondamento”.
Le decisioni sulla manovra dovrebbero essere chiuse dalla maggioranza nella prossima settimana. Nel frattempo i capigruppo del Senato dell’opposizione hanno scritto al presidente Ignazio La Russa chiedendo un raccordo tra la manovra e la fine del Pnrr e sollecitando che il ministro competente, Tommaso Foti, venga chiamato a riferire.



























































