martedì, Ottobre 20, 2026
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Marc Guéhi: inginocchiarsi contro il razzismo non basta, il calcio deve fare di più

Il nazionale inglese Marc Guéhi ha espresso dubbi sul valore simbolico dell’inginocchiarsi contro il razzismo, sostenendo che il gesto «forse ha perso il suo significato» e invitando il calcio a fare di più per contrastare le discriminazioni. Guéhi, difensore del Manchester City, ha spiegato: «È da un po’ che non mi inginocchio» e ha ricordato di aver sempre applaudito per sostenere il messaggio della protesta.

Nel fine settimana Guéhi è stato tra i giocatori che hanno scelto di non compiere il gesto prima delle partite di Premier League, rimanendo in piedi insieme a Dominic Calvert-Lewin, Ainsley Maitland-Niles e Issa Diop, tutti calciatori neri. Il gesto faceva parte della campagna “No Room for Racism”.

Guéhi ha riconosciuto l’importanza della campagna, ma ha aggiunto che «si può fare di più. Il razzismo è un problema sociale più ampio: il calcio può essere un faro di speranza e contribuire a diffondere il messaggio».

La pratica di inginocchiarsi si è diffusa nel Regno Unito nel 2020, dopo l’uccisione di George Floyd negli Stati Uniti da parte dell’agente Derek Chauvin. Dal 2022 i capitani dei club di Premier avevano deciso di limitare il gesto a momenti specifici della stagione.

Alla vigilia della partita di Champions contro l’AEK Atene, Guéhi ha auspicato un confronto con la lega e l’associazione dei calciatori per individuare nuove iniziative: «Dobbiamo capire come far progredire la campagna».