Oggi il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha svolto le comunicazioni in Parlamento in vista del prossimo Consiglio europeo.
Al Senato l’intervento della premier è durato circa 45 minuti e ha ricevuto alcuni applausi fragorosi dalla maggioranza, in particolare quando ha parlato della Russia, dei fondi per la difesa che “non sono tolti” alla sanità e alla scuola e citando la crisi di Ceuta. Al termine è seguito un lungo applauso della maggioranza. Ai banchi del governo erano assenti i vicepremier Matteo Salvini e Antonio Tajani e il ministro della Difesa, Guido Crosetto; successivamente si è aggiunta la responsabile delle Riforme istituzionali, Elisabetta Casellati.
L’aula del Senato ha approvato le risoluzioni presentate dalla maggioranza sulle comunicazioni della premier. Il primo documento, che riguarda più temi al centro del Consiglio Ue, ha ottenuto 104 voti a favore, 61 contrari e 4 astensioni. La seconda risoluzione, focalizzata sull’Ucraina, ha avuto 108 sì, un voto contrario e 2 astensioni. Le opposizioni non hanno partecipato al voto, esprimendo dissenso per il metodo della doppia mozione e avendo chiesto che la seconda risoluzione venisse assorbita dalla prima per la sovrapponibilità degli impegni su Kiev; sono stati così preclusi gli altri cinque documenti proposti singolarmente dalle forze di opposizione.
Nel suo intervento Meloni ha indicato che “la questione che oggi pesa più di tutto sulla nostra economia” e sulla competitività delle imprese è il costo dell’energia, sottolineando che “nessuno può rispondere efficacemente da solo” e che serve “una risposta coordinata e rapida”. Ha avvertito che le regole europee “non possono aggravare la crisi” e ha chiesto coraggio per rivedere norme pensate in un contesto diverso, perché ogni costo aggiuntivo imposto dall’Europa è un vantaggio per i concorrenti delle imprese europee.
Sulla crisi ucraina la premier ha ribadito che “Nessuno mi convincerà che la resa di chi difende la propria libertà possa definirsi pace: solo una pace giusta può durare e mette al sicuro l’Europa e i nostri interessi: dunque posizione del governo non cambia”. Ha confermato il sostegno a Kiev, con particolare attenzione alla popolazione civile, la pressione su Mosca e l’unità euro‑atlantica come pilastri dell’azione italiana.
Meloni ha definito “molto rischiosa” l’intesa sul gasolio russo annunciata venerdì scorso dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump, osservando che “l’impennata dei prezzi del carburante è dovuta soprattutto alla guerra in Iran, non al conflitto in Ucraina”. Secondo la premier, il risultato di quella scelta è dubbio mentre i rischi — tra cui una legittimazione per Mosca, nuove entrate per finanziare la guerra e un implicito indebolimento della leva sanzionatoria — sono chiari e contraddicono gli sforzi finora compiuti dagli Stati occidentali per spingere Putin al tavolo delle trattative.
Riguardo all’iniziativa di Francia, Germania e Gran Bretagna nel formato E3, Meloni ha detto che se quei Paesi “ritengono di poter fare da sole meglio di quanto potremmo fare tutti insieme, e finora è questa la scelta che hanno fatto, allora almeno lo facciano a nome di tutti e con un mandato ufficiale dato da tutti”. Ha chiesto che i Ventisette individuino “una figura autorevole, con il mandato di tutti, capace di portare al tavolo la voce dell’Europa” e ha aggiunto che, se su un nome non si trova convergenza, l’Italia è pronta a valutare soluzioni diverse.
Sulle spese per la difesa la premier ha affermato che “abbiamo scelto di non usare tutto il margine di risorse aggiuntive” e che “non sono soldi tolti alla sanità o alla scuola”, spiegando che se non fossero spesi per la difesa non potrebbero essere spesi altrove. Ha poi attaccato chi sostiene che più sicurezza significhi meno risorse per il welfare, dicendo che “un governo di guerrafondai mente sapendo di farlo”.
Sull’accordo sul bilancio Ue la premier ha detto che la Presidenza irlandese e le istituzioni europee hanno indicato l’obiettivo di arrivare a un accordo entro la fine dell’anno e che l’Italia “non è contraria per principio” ma “non firmeremo un accordo non vantaggioso per rispettare una data. Noi firmeremo un accordo solo quando sarà giusto per l’Italia”. Ha ribadito che il Paese non accetterà un bilancio che ridimensioni la Politica agricola comune, la Pesca e la Coesione, componenti ritenute essenziali per l’autonomia strategica europea.
Sulle nuove risorse proprie proposte dalla Commissione ha detto che l’Italia ha “diverse riserve, ma siamo disposti a lavorare con un criterio chiaro: alleggerire per quanto possibile il peso sui bilanci nazionali, senza nuove tasse”. Ha inoltre proposto di ragionare su un rimborso più graduale del debito del Next Generation EU, perché i rimborsi non comprimano le altre politiche nel momento in cui serve investire di più, e ha affermato che per le priorità strategiche “nessuno strumento” va escluso a priori.
Nella replica in Aula Meloni ha rivolto alcune osservazioni alle opposizioni in merito all’ex Ilva: “Sono certa che abbiate delle soluzioni migliori anche sull’Ilva, mi chiedo perché non le abbiate messe in campo quando eravate al governo”, ha detto, ironizzando sul fatto che le opposizioni avrebbero passato i loro interventi a insultare il governo invece di illustrare soluzioni.
Rispondendo al senatore del Pd Alessandro Alfieri sulla ridislocazione di militari italiani dall’Iraq all’Arabia Saudita, la premier ha ricordato che “siamo rimasti nella risoluzione parlamentare del 5 marzo sul sostegno ai Paesi del Golfo attaccati dall’Iran” e che “tecnicamente abbiamo seguito tutto quello che c’era da fare sul piano regolamentare”. Ha aggiunto che il ministro Crosetto “non abbia alcuna difficoltà, se necessario, a tornare in Parlamento e fare una valutazione più complessiva, avere anche un voto, un mandato parlamentare”.


























































