mercoledì, Ottobre 21, 2026
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Milano: Garavaglia centra il quorum firme e sfida Salvini al congresso

La battaglia contro la burocrazia è stata vinta: servivano almeno 80 firme per presentare la candidatura e Massimo Garavaglia ne ha raccolte una in più, ottenendo così l’accesso alla corsa per la guida della Lega. Il senatore sfiderà Matteo Salvini nel congresso straordinario convocato dal leader a Milano, mossa che aveva spiazzato tutti un mese fa a Pontida.

Secondo una delegazione di deputati lombardi, per Salvini ha firmato il 70% dei delegati della regione, cioè 120 su 170. Garavaglia ha ottenuto il sostegno del governatore lombardo Attilio Fontana e del capogruppo al Senato Massimiliano Romeo, esponenti impegnati nel rilancio delle istanze del Nord e in favore di una leadership più allargata rispetto alla linea salviniana. Giancarlo Giorgetti, ministro e amico storico di Garavaglia, non avrebbe firmato, rimanendo fedele alla neutralità spesso tenuta.

Sulla carta, i circa 700 delegati chiamati al conclave dovrebbero riconfermare Salvini, ma il voto segreto potrebbe favorire malpancisti e delusi. I governatori e i nordisti che chiedono un rinnovamento non hanno presentato una mozione comune: da Fontana a Massimiliano Fedriga, passando per Maurizio Fugatti e Luca Zaia, nessuno si è fatto promotore di un documento unitario. Tuttavia, con altri circa 200 esponenti del Nord, hanno aderito all’unica mozione incentrata sulla questione settentrionale, proposta da Riccardo Molinari.

Il testo programmatico sulla questione settentrionale insiste sulla “piena attuazione” dell’autonomia e del federalismo fiscale e prevede le Zes nelle aree produttive del Nord. Alcuni esponenti nordisti, più scettici, hanno ammesso a bassa voce che la scelta di firmare era quasi obbligata, difficile da rifiutare senza rinnegare bandiere storiche. Non si esclude, però, che le istanze più federaliste — basate sulle tre macroregioni della Lega — possano confluire nel programma di Garavaglia.

Garavaglia, ex ministro nel governo Draghi e oggi senatore, si è detto “strasoddisfatto” per la raccolta firme, definendola “un ottimo risultato avendo avuto poco tempo e senza strumenti”. Ha sintetizzato il suo progetto con tre parole: “Un sano pragmatismo liberale”, puntando a “meno ideologie, più pragmatismo e, in economia, risposte molto serie di stampo liberale e una Lega dei territori”. Ha inoltre osservato che per lui “la questione settentrionale è stata un po’ surreale” e ha posto l’accento sulla necessità di recuperare consensi.

Salvini, che continua le sue giornate a Milano occupandosi di autotrasportatori e sicurezza, ha ridimensionato la sfida: con Garavaglia “non è una sfida ma un confronto. Il congresso l’ho convocato apposta”. Il leader ha aggiunto con toni decisi che “dopo mesi di chiacchiere adesso capiremo chi vuole fare che cosa” e ha ribadito che le correnti nel partito “non sono mai esistite e mai esisteranno”.

Per il congresso sono attese numerose mozioni parlamentari, finora ne sono state annunciate nove. Oltre alla proposta di Molinari, si registrano documenti su temi specifici come la sicurezza (proposta da Molteni) e il lavoro (proposta da Nisini). Non mancano istanze del Sud che chiedono “un federalismo che non divide” e temi ricorrenti come immigrazione e islam, compresa la proposta di rendere la “remigrazione” una “priorità” per la Lega.