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Milano: sfide per l’agricoltura Ue tra nuova Pac e rilancio delle Indicazioni Geografiche

Nella mattinata di oggi, venerdì 16 ottobre 2026, la Commissione Europea ha fatto il punto con la stampa nella sede di Milano al Palazzo delle Stelline sulle principali questioni aperte che riguardano il settore agricolo e la nuova Politica Agricola Comune (Pac) in discussione per il periodo 2028-2034.

La trattativa, guidata dalla presidenza di turno irlandese, è ancora in corso. Dopo il doppio intervento della presidente della Commissione Ursula von der Leyen, i fondi previsti per l’Italia nella nuova Pac sono saliti a circa 40 miliardi di euro, rispetto ai circa 37 miliardi dell’attuale Pac in vigore fino al 2027. La Commissione ha espresso fiducia nel riuscire a raggiungere un’intesa entro la fine del 2026; in caso contrario si valuterebbe una proroga al 2027, pur ricordando che la nuova Pac entrerà in vigore dal 1° gennaio 2028.

Tra le preoccupazioni della Commissione ci sono i tagli ai fondi di riserva, utilizzati in caso di calamità naturali o per emergenze come la recente crisi dei fertilizzanti, e i ridotti stanziamenti previsti per la ricerca agricola. La complessità della trattativa è accentuata anche dal contesto politico: lo sguardo è rivolto al 2027, anno in cui andranno al voto importanti Paesi dell’Ue, elemento che può influenzare le decisioni da assumere entro la fine dell’anno.

La Commissione propone che la nuova Pac possa essere assorbita in un unico fondo comunitario, scelta che ha suscitato critiche ma che Bruxelles difende sottolineando la possibilità di favorire sinergie e migliorare la capacità di spesa degli Stati membri. Dalla Commissione è arrivata anche una richiesta di maggiore flessibilità di bilancio e minore rigidità da parte dei governi: l’obiettivo, è stato detto, è assicurare che gli agricoltori non vengano trascurati.

Tra le proposte allo studio figura anche un intervento per tutelare e rilanciare le Indicazioni Geografiche dei prodotti. La Commissione propone, in via iniziale, di riservare una quota percentuale — attorno al 5% — negli appalti pubblici, per esempio per mense e ospedali, all’acquisto di prodotti con indicazione geografica come riso, formaggio o prosciutto. L’intento è dare priorità alla tutela delle produzioni europee rispetto all’ingresso di prodotti extra Ue a basso costo.

La portavoce della Commissione Luise Bogey ha sottolineato: «La Pac sta cambiando perché l’agricoltura sta cambiando. Ciò che non cambia è l’impegno dell’Europa nei confronti dei suoi agricoltori. La questione non è semplicemente quanto denaro ci sia nel bilancio, ma cosa quel denaro offra agli agricoltori: l’Europa continua a investire nell’agricoltura perché la sicurezza alimentare è un valore da difendere». Secondo la portavoce, la futura Pac dovrà prevedere meno burocrazia ma non meno sostegno, affinché gli agricoltori «possano vivere del proprio lavoro».

«Commercio e agricoltura devono lavorare insieme – conclude la portavoce – l’Europa può aprire i mercati e, al tempo stesso, sostenere i suoi agricoltori. L’Italia dimostra perché la Pac è importante: gli agricoltori europei producono cibo apprezzato in tutto il mondo, e la futura Pac li aiuterà a rimanere competitivi, proteggendo al contempo ciò che rende unica l’agricoltura europea».