Per tre anni nessuno aveva saputo dove fosse finita la leva del freno della bicicletta di un ragazzo che l’aveva persa durante una caduta all’età di 10 anni. L’oggetto è stato rintracciato solo a 13 anni, durante una radiografia della colonna eseguita per un dolore alla gamba: una lastra ha mostrato un corpo metallico allungato e ricurvo nella regione lombare, a sinistra della colonna.
Il pezzo metallico, lungo circa 5,5 centimetri, era penetrato dal fianco sinistro attraverso una piccola ferita e, nel tempo, aveva raggiunto la regione lombare con la punta a ridosso del forame di coniugazione tra la terza e la quarta vertebra lombare, il canale attraverso il quale passa la radice nervosa. Intorno al corpo estraneo si era inoltre formato un involucro di tessuto fibroso che lo aveva inglobato e isolato dai tessuti circostanti.
Dopo gli accertamenti di routine il giovane è stato indirizzato all’ospedale pediatrico Bambino Gesù di Palidoro, dove con una tomografia computerizzata è stato ricostruito il percorso dell’oggetto e programmato l’intervento in condizioni di sicurezza. L’intervento, eseguito dall’équipe di Ortopedia e Traumatologia guidata da Pier Francesco Costici e con il chirurgo Leonardo Oggiano, è durato circa tre ore ed è stato effettuato attraverso una piccola incisione nella parte posteriore della schiena, in corrispondenza della colonna.
Per raggiungere la leva del freno è stato necessario creare spazio attorno alla radice nervosa e procedere con una neurolisi, ovvero la liberazione della radice dall’oggetto e dalle aderenze dei tessuti circostanti. La radice è stata protetta in tutte le fasi dell’intervento fino alla completa separazione dalla leva, poi estratta integra. «La difficoltà principale era rappresentata dalla posizione della leva, che si era portata nello spazio foraminale, proprio nel punto in cui dalla colonna fuoriesce la radice nervosa — spiega Leonardo Oggiano —. Abbiamo dovuto liberare progressivamente il nervo dal corpo estraneo lavorando con estrema precisione per preservarne la funzionalità. Il monitoraggio neurofisiologico ci ha permesso di verificare durante tutte le fasi dell’intervento che le strutture nervose continuassero a funzionare correttamente. Una volta completata questa manovra di distacco dell’oggetto, siamo riusciti a estrarre la leva integra».
«È stato un caso del tutto particolare anche per la storia clinica — aggiunge Pier Francesco Costici —. Il ragazzo era rimasto per ben 3 anni senza sintomi significativi, continuando a svolgere normalmente le proprie attività, nonostante la presenza di un corpo estraneo di queste dimensioni in una sede anatomica molto delicata. Una volta individuata la leva e ricostruito il suo percorso, abbiamo potuto comprendere come fosse rimasta a contatto con la radice nervosa senza determinarne una lesione».
Il decorso postoperatorio è stato regolare: il giovane si è alzato già la mattina successiva all’intervento ed è stato dimesso dopo pochi giorni. Al controllo non sono state rilevate complicanze né a livello neurologico né fisico e il recupero è stato completo.



























































