sabato, Ottobre 17, 2026
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Somalia: oltre metà della popolazione è denutrita, dice Regosa (Cesvi)

“La Somalia registra il livello 47, uno dei livelli più alti del GHI 2026. Questo sostanzialmente significa che oltre la metà della popolazione è denutrita. Stiamo parlando di circa 20 milioni di abitanti, la cui metà ha problemi di accesso al cibo, alla nutrizione”. Lo afferma Diego Regosa, Regional Program Manager East Africa di Cesvi, commentando il dato della Somalia nell’Indice Globale della Fame 2026.

Regosa spiega che un altro strumento utilizzato per valutare la sicurezza alimentare è l’IPC, l’indice internazionale che misura la gravità dell’insicurezza alimentare acuta su una scala da 0 a 5. “In Somalia la maggior parte delle aree sono fra 3 e 4: il livello 3 è la crisi, quando le famiglie non riescono a coprire adeguatamente i bisogni alimentari, mentre il 4 è l’emergenza. Il livello 5 è poi la fame, la carestia pura. Stiamo quindi parlando di una situazione in cui la popolazione fa fatica ad avere accesso ai beni primari per la vita, con cause e conseguenze molto forti a livello della struttura sociale e del benessere della popolazione, soprattutto dei più vulnerabili: donne, bambini, anziani e persone disabili”.

Secondo Regosa, alla base della crisi in Somalia ci sono siccità, conflitto, sfollamenti, aumento dei prezzi e riduzione degli aiuti, fattori che si sommano in una “concatenazione di eventi”. Dopo un periodo di relativa stabilità e di diminuzione della malnutrizione, nell’ultimo anno si è registrata una recrudescenza. Una delle cause è di natura politica e sociale: le elezioni previste lo scorso anno sono state spostate, generando forti tensioni interne e scontri tra regioni con conseguenti spostamenti di popolazione.

Anche il clima sta peggiorando la situazione. Regosa avverte che il cambiamento climatico colpisce sempre più duramente e che “in particolare il monsone che stiamo aspettando adesso sarà una tragedia”. Si prevede infatti che “tra quest’anno e l’anno prossimo probabilmente ci saranno quasi due milioni di bambini in stato di malnutrizione per colpa della siccità e delle inondazioni”.

A pesare sono poi l’aumento dei prezzi e il conflitto in Medio Oriente, che hanno influenzato i costi della benzina e, di conseguenza, molte altre voci di spesa. Inoltre, sottolinea Regosa, “il taglio dei fondi deciso dal governo statunitense ha impattato fortemente la Somalia perché era uno dei maggiori ricettori dei fondi USAID. Questo significa che, ad esempio, oltre 500 strutture sanitarie e nutrizionali hanno chiuso per mancanza di fondi nell’ultimo anno. È un numero enorme: stiamo parlando di persone che vivono grazie agli aiuti che arrivano e non ci sono più questi aiuti”.

Cesvi è presente in Somalia dal 2004 e, spiega Regosa, lavora “fortemente nel settore nutrizione, sia con un focus di emergenza, sia con un focus più legato alla resilienza, a quello che è costruire delle capacità della comunità locale per reagire meglio agli shock”. L’organizzazione opera a Mogadiscio, nel Lower Shabelle e nell’intero bacino del fiume Shabelle, raggiungendo località come Beledweyne e Dobyo con interventi di nutrizione specifica.

Le attività comprendono la somministrazione di supplementi ai bambini e il lavoro con le madri, affiancate da interventi mirati su acqua e igiene: riabilitazione di pozzi e costruzione di latrine, per ridurre le malattie legate all’acqua inquinata che aggravano la malnutrizione. Cesvi collabora inoltre con le comunità per migliorarne la capacità di risposta a inondazioni e siccità.

Particolare attenzione è rivolta all’integrazione economica di donne e delle comunità di profughi, con lo scopo di renderle meno dipendenti dagli aiuti esterni. Regosa cita la creazione di orti comunitari, piccole microimprese agricole e ortofrutticole e attività legate alla vendita di polli e di uova. Attività che, oltre a diversificare l’alimentazione e ridurre la malnutrizione, offrono “un incremento economico, una possibilità economica” indispensabile per poter acquistare cibo e investire in servizi essenziali, condizione ritenuta fondamentale per uscire dalla crisi attuale.