Dalla Riviera ligure all’entroterra savonese, le ordinanze impongono restrizioni sull’acqua del rubinetto. A Pietra Ligure il divieto interessa tutto il territorio, mentre a Villanova d’Albenga è circoscritto ad alcune zone. Il caso arriva anche in Regione.
14 ottobre 2026 – Tre Comuni della provincia di Savona sono coinvolti in una vicenda che riporta al centro dell’attenzione nazionale la sicurezza dell’acqua destinata al consumo umano. La presenza di PFAS, sostanze chimiche persistenti nell’ambiente, ha portato all’adozione di ordinanze che vietano temporaneamente l’utilizzo alimentare dell’acqua distribuita dagli acquedotti. (Fonte ViviRiviera)
I territori interessati sono Borgio Verezzi, Pietra Ligure e Villanova d’Albenga, ma le restrizioni non si applicano ovunque nello stesso modo.
Per migliaia di residenti e per le attività presenti nelle zone coinvolte, i provvedimenti rappresentano un cambiamento significativo nella gestione di un bene essenziale: l’acqua del rubinetto non può essere utilizzata per bere o preparare alimenti nelle aree soggette al divieto.
Dalla prima ordinanza di settembre ai nuovi divieti di ottobre
La vicenda ha preso avvio a Borgio Verezzi, dove il 23 settembre 2026 il Comune ha emanato l’ordinanza numero 5, introducendo il divieto temporaneo di utilizzo dell’acqua per scopi potabili e alimentari.
Il provvedimento è seguito alle criticità segnalate dal gestore idrico Servizi Ambientali S.p.A.
L’amministrazione ha successivamente organizzato incontri informativi con la cittadinanza, mentre il 12 ottobre il sindaco Renato Dacquino ha diffuso un nuovo aggiornamento sulla situazione.
Il giorno seguente, 13 ottobre, il problema ha interessato anche Pietra Ligure.
Il Comune ha pubblicato l’ordinanza numero 176/2026, adottata dopo la comunicazione del gestore relativa alla presenza di PFAS in alcuni pozzi che alimentano l’acquedotto.
A Pietra Ligure il divieto riguarda l’intero territorio comunale. L’acqua della rete pubblica non può essere impiegata per bere, cucinare o preparare cibi fino a quando non saranno ripristinate le condizioni richieste dalle autorità competenti.
Per rispondere alle necessità della popolazione sono state predisposte forme alternative di approvvigionamento, comprese autobotti.
Villanova d’Albenga, superamento dei valori in un punto di prelievo
Sempre il 13 ottobre, il sindaco di Villanova d’Albenga, Pietro Balestra, ha firmato l’ordinanza numero 18/2026.
Il provvedimento è collegato ai risultati delle analisi effettuate sul punto di prelievo identificato come VI449 Fontana Capoluogo.
Il valore rilevato per la somma dei PFAS è risultato pari a 0,05 microgrammi per litro, rispetto al parametro di riferimento di 0,02 microgrammi per litro indicato negli atti.
La differenza ha determinato l’adozione di misure precauzionali.
A Villanova, tuttavia, il divieto non interessa indistintamente l’intero territorio.
Le zone coinvolte comprendono parte del capoluogo, la frazione Coasco e Borgoverde, secondo i confini specificati dall’ordinanza.
Le altre aree del Comune sono alimentate da fonti differenti e, secondo le informazioni diffuse in occasione del provvedimento, non presentavano le stesse criticità analitiche.
Questa distinzione è essenziale per evitare che i cittadini interpretino il divieto come esteso automaticamente a tutte le abitazioni.
Cosa sono i PFAS e perché vengono controllati
I PFAS sono una famiglia di sostanze chimiche sintetiche impiegate in numerosi processi produttivi e materiali di uso comune.
Alcuni di questi composti resistono a lungo alla degradazione ambientale e possono accumularsi negli organismi viventi.
Per determinate sostanze appartenenti a questa famiglia, la ricerca scientifica ha individuato associazioni tra esposizione prolungata e possibili effetti sulla salute, tra cui alterazioni dei livelli di colesterolo, della risposta immunitaria e di alcuni indicatori della funzionalità epatica.
Non tutti i PFAS presentano lo stesso profilo di rischio.
Il superamento di un parametro nell’acqua non significa automaticamente che le persone che l’hanno consumata abbiano subito un danno sanitario. Rende però necessari controlli e interventi per limitare l’esposizione.
L’acqua si può utilizzare per lavarsi?
La risposta dipende dalle disposizioni delle singole ordinanze.
I provvedimenti adottati nei Comuni interessati riguardano principalmente gli utilizzi potabili e alimentari.
L’acqua non deve essere utilizzata per bere, cucinare o preparare alimenti nelle zone soggette al divieto.
Per gli impieghi igienico-sanitari occorre attenersi alle indicazioni specifiche delle amministrazioni e delle autorità sanitarie.
Un’altra precauzione fondamentale riguarda l’ebollizione: bollire l’acqua non elimina i PFAS e non permette quindi di superare un divieto di utilizzo alimentare legato a queste sostanze.
Il caso approda in Consiglio regionale
La vicenda è arrivata anche all’attenzione del Consiglio regionale della Liguria.
Durante la seduta del 13 ottobre, la consigliera Sara Foscolo ha chiesto alla Giunta interventi di supporto ai Comuni di Borgio Verezzi e Pietra Ligure per affrontare le criticità del sistema idrico.
L’assessore regionale alla Sanità, Massimo Nicolò, ha illustrato il sistema dei controlli, spiegando il ruolo dei gestori idrici e delle autorità sanitarie nella segnalazione e nella valutazione dei superamenti dei parametri.
Secondo quanto comunicato in Consiglio, gli uffici regionali hanno avviato un confronto con i soggetti coinvolti e ulteriori iniziative potranno essere valutate sulla base della documentazione analitica e delle verifiche sanitarie.
La questione non riguarda soltanto l’approvvigionamento quotidiano, ma anche l’individuazione delle cause della contaminazione e delle soluzioni tecniche necessarie a garantire la qualità dell’acqua nel tempo.
Quali sono i prossimi passi?
Le ordinanze rappresentano misure di tutela destinate a rimanere operative fino alle verifiche e alle decisioni delle autorità competenti.
Per i cittadini diventa quindi fondamentale seguire le comunicazioni ufficiali dei Comuni, dei gestori e delle autorità sanitarie, evitando di affidarsi a informazioni non aggiornate.
Restano da chiarire diversi aspetti, a partire dall’origine delle criticità riscontrate e dai tempi necessari per il ripristino dell’utilizzo alimentare dell’acqua.
Il caso della provincia di Savona mostra quanto la sicurezza delle reti idriche e il monitoraggio delle sostanze persistenti siano temi che riguardano l’intero Paese.
Perché un’acqua limpida non è necessariamente un’acqua conforme ai parametri di potabilità: sono le analisi e i controlli a stabilirne la sicurezza.



























































