sabato, Ottobre 17, 2026
Home Cultura Roma: Saffo tra storia e leggenda nella prima mostra sulla poetessa di...

Roma: Saffo tra storia e leggenda nella prima mostra sulla poetessa di Lesbo

(di Mauretta Capuano)

Una rilettura inedita di Saffo, tra storia, mito e ricezione moderna, arriva alle Uccelliere Farnesiane sul Palatino, nel Parco archeologico del Colosseo a Roma. La mostra, allestita in due padiglioni con quaranta opere provenienti da collezioni private, musei e gallerie — molte delle quali mai esposte prima — inaugura il 15 ottobre e resterà aperta fino al 31 gennaio 2027.

«Non esiste una mostra su Saffo di una qualche rilevanza per ora nella contemporaneità proprio per l’estrema difficoltà di tenere insieme quei vuoti e quei pieni che caratterizzano la sua storia. Noi ci siamo arrivati pensando che la frattura tra quello che abbiamo e non abbiamo, la natura un po’ a piccole isole, ad arcipelago corrispondesse proprio a Saffo, alla sua poesia fatta per frammenti, per piccole isole appunto», spiega la curatrice Silvia Romani all’ANSA.

Nel primo padiglione la figura di Saffo viene ricostruita attraverso testimonianze materiali dell’antichità: vasi figurati, sculture, bassorilievi e dipinti, tra cui il Busto di Saffo incoronata di alloro di Giovanni Marchiori e la nota Saffo pompeiana. Tra le immagini che evocano il celebre tuffo di Leucade è proiettata anche la rara scena conservata nella Basilica sotterranea di Porta Maggiore a Roma. La luna, presenza ricorrente nei frammenti saffici, è rappresentata, tra gli altri, dal dipinto La luna mancante avanti l’alba di Filippo Palizzi (circa 1865), a sottolineare la dimensione contemplativa e notturna della poesia.

Il secondo padiglione è dedicato alle metamorfosi di Saffo come icona e musa dall’Ottocento alla cultura pop. Vi si segnalano opere come L’uovo di Saffo di Alda Merini ed Enrico Baj, La morte di Saffo di Gustave Moreau (1876) e la grande tela Saffo di Federico Faruffini (1865), accostate a oggetti più recenti come la lampada Lesbo di Angelo Mangiarotti (Artemide, 1967) e lo Sappho Swatch del 1991.

«Nell’antichità — racconta ancora Romani — Saffo era una popstar perché unica. Il suo nome si trovava nei vasi. L’idea che abbiamo seguito è stata quella di considerare Saffo non soltanto una poetessa, ma di restituire con lei un paesaggio cinestetico, che riguarda tutti i sensi». L’allestimento punta infatti a un’esperienza sensoriale: uno delicato profumo di rosa diffuso nello spazio richiama i frammenti saffici e due piccoli diorama rimandano all’idea del giardino saffico. Romani ricorda inoltre che «Saffo invocava Afrodite, la dea greca dell’amore e divinità delle rose e diceva: ‘Vieni qui, vicino a me come mia alleata’ proprio nel senso di chi combatte al tuo fianco».

Promossa dal Parco archeologico del Colosseo e organizzata da Electa, la mostra Saffo. Lo spirito della poesia è il secondo atto di un progetto espositivo dedicato alle figure femminili dell’antichità dopo Penelope (19 settembre 2024 – 12 gennaio 2025), ospitata negli stessi spazi.

«Saffo. Lo spirito della poesia offre al pubblico la possibilità di conoscere una delle figure più popolari della lirica greca, indagandone sia la fortuna attraverso i secoli che il suo aspetto misterico, così come rivelato dalla critica letteraria più recente che, da un lato, fa risalire la sua poetica allo spirito di Orfeo e, dall’altro lato, riconduce la sua pratica al sostrato spirituale della Grecia arcaica, in cui la trasmissione dei culti e del sapere iniziatico era affidato alla donna. Sorprendentemente, si arriva così a comprendere quanto la modernità di Saffo possa davvero trovare molteplici corrispondenze in una tradizione culturale ancora non pienamente compresa», dichiara il direttore del Parco archeologico del Colosseo, Simone Quilici.

Nel catalogo edito da Electa «si rispecchiano le intenzioni della mostra»: contiene un saggio di Camillo Neri, autore della più aggiornata edizione critica di tutti i frammenti lirici, un contributo di Nadia Fusini che attraversa estetiche liberty e déco e immaginari vittoriani, e un’analisi delle reinvenzioni moderne curata da Alessandro Cavagna.

Riproduzione riservata © Copyright ANSA