A Pompei prende avvio il restauro della casa di Marco Fabio Rufo, considerata probabilmente la dimora più grandiosa della città sepolta dal Vesuvio nel 79 d.C. L’edificio, ispirato direttamente ai palazzi imperiali di Roma, è noto per la facciata con ampie finestre sul golfo, dotate di infissi in legno e verosimilmente anche di vetro.
L’intervento, del valore complessivo di oltre 1,4 milioni di euro, è finanziato interamente da un sostenitore privato, la società PompeiAR. In questi giorni il contratto di sponsorizzazione è stato siglato dal rappresentante legale del Parco archeologico di Pompei, Gabriel Zuchtriegel, e dal titolare della società sostenitrice, Frank Hoefer.
Hoefer, che secondo la nota è nato nella Germania del Sud, ha raccontato di aver contattato il Parco dopo aver letto il libro del direttore Zuchtriegel, “Pompei: la città incantata” (2023). “Sono stato a Pompei per la prima volta nel 1974, all’età di 16 anni, e ho immediatamente percepito il fascino della città antica, che racconta un modello di vita sociale al quale, per certi aspetti, siamo molto vicini e per altri molto lontani – dice l’imprenditore Frank Hoefer -. Chi visita le case con occhio attento viene ricompensato da infiniti dettagli tratti dalla vita quotidiana, dall’arte e dal saper fare antico. Restaurare la spettacolare dimora di Marco Fabio Rufo, inaccessibile dal 1980, e renderla accessibile al pubblico è un progetto che trovo appassionante. Anche perché ho l’impressione che a Pompei c’è una grande apertura verso modelli innovativi di tutela e fruizione. Ma per attuare i progetti del Parco servono altri sostenitori e vorrei aiutare a trovarli”.
I lavori in corso riguardano in particolare il restauro degli affreschi, fra cui la celebre Venere di Pompei, collocata in una vera e propria “cappella” rituale della dimora. Questi interventi seguono i lavori strutturali, di messa in sicurezza e gli scavi svolti dal Parco nel periodo 2021-2023.
La casa di M. Fabio Rufo, insieme alle adiacenti case “di Castricio” e “del Bracciale d’Oro”, è costruita sul precipizio dell’antica fortificazione di Pompei e conserva fino a quattro piani collegati da un labirinto di corridoi, scale e passaggi sia di rappresentanza sia di servizio. Il proprietario, forse un magistrato della cittadina campana oppure un liberto della casa imperiale, doveva disporre di immense ricchezze che hanno permesso la realizzazione di una villa urbana senza eguali nella città.
Nel complesso sono stati rinvenuti anche diversi corpi delle vittime dell’eruzione: tre vittime sulle scale della Casa di M. Fabio Rufo, altrettante nella cosiddetta casa di Castricio (emerse negli scavi del 1961) e le vittime della casa del Bracciale d’Oro, rinvenute nel 1974.
“Ora lavoriamo su un progetto di valorizzazione del complesso – ha sottolineato Zuchtriegel -. Facciamo leva anche sulla tecnologia digitale per far comprendere la complessità di questo labirinto incredibile, che è la casa di M. Fabio Rufo: a volte si ha l’impressione di essere in un palazzo ottocentesco di Napoli, invece è una casa romana di 2000 anni fa. Entro natale vogliamo procedere a una prima apertura parziale, con gruppi accompagnati”.


























































