I disagi legati alla mobilitazione degli autotrasportatori contro il caro carburante continuano a pesare sulla rete autostradale, sul trasporto aereo, sulla grande distribuzione e sui servizi essenziali. Nonostante la firma dell’intesa a Milano con il ministro dei Trasporti Matteo Salvini, che ha portato alla revoca del fermo da parte di alcune sigle, l’agitazione prosegue con presidi, blocchi dei rifornimenti e allarmi dalle imprese da Nord a Sud.
La protesta partita dal Mezzogiorno sta ormai impattando direttamente la grande distribuzione e i consumatori del Nord. Despar Nord (Aspiag Service), referente del gruppo per Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Emilia-Romagna, Lombardia e Trentino-Alto Adige, segnala che “Stiamo riscontrando qualche disagio temporaneo a scaffale per alcuni prodotti ortofrutticoli, in particolare uva e clementine, a causa dei recenti rallentamenti nelle forniture. Abbiamo tempestivamente informato la clientela attraverso apposite comunicazioni nei punti vendita e attivato tutte le misure necessarie per limitare gli impatti, che nei prossimi giorni auspichiamo normalizzarsi”.
Analoghe criticità vengono segnalate da Confcommercio Veneto. Il presidente Patrizio Bertin afferma: “Anche qui in Veneto iniziano i problemi con le forniture di ortofrutta, che arrivano un po’ a singhiozzo. L’autotrasporto è il fulcro vitale del commercio e se mancano le cose negli scaffali non si lavora, oltre ad avere un impatto psicologico davvero importante, che ci riporta con la mente ai mesi del Covid o direttamente al dopoguerra. Il problema è serio”. Bertin auspica che “tutto si risolva molto velocemente perché siamo vicini a Natale, che significa il 30% del fatturato dell’anno per un esercizio medio”, e osserva che “non c’è categoria che non ne soffra. Ovviamente visto che le proteste si verificano al Sud interessa soprattutto l’agroalimentare, ma anche il tessile non è risparmiato”.
In Calabria la situazione è particolarmente critica. Aldo Ferrara, presidente di Unindustria Calabria, segnala che la protesta dei tir contro il caro gasolio sta mettendo a rischio l’attività dei cantieri e la raccolta dei rifiuti: “È necessario agire con buon senso da una parte e dall’altra al fine di pervenire ad una soluzione. In queste ore ricevo in continuazione telefonate da parte di imprenditori che stanno per chiudere gli stabilimenti a causa della carenza di materie prime. Si tratta di imprese di tutti i settori, compresa l’edilizia, ma mi risultano problemi anche per la raccolta dei rifiuti. Tra una settimana, di questo passo, il fermo sarà totale. In una regione economicamente fragile come la Calabria i danni saranno incalcolabili. Auspico, pertanto, una soluzione immediata”.
Gli effetti dei blocchi dei tir hanno investito anche l’aviazione civile. L’ENAV ha diffuso una nota in cui avverte che, a causa della protesta degli autotrasportatori, gli scali di Crotone e Reggio Calabria sono rimasti a secco di carburante per rifornire i velivoli in transito, mentre “Nessun problema, precisa l’ENAV, per l’aeroporto internazionale di Lamezia Terme”. Nella nota inviata alle compagnie aeree si avvisa che “dalle ore 22 del 20 ottobre 2026 alle ore 22 del 23 ottobre 2026 presso l’aeroporto di Crotone (Libc) il carburante Jet A1 non e’ disponibile. I piloti devono quindi pianificare il rifornimento presso l’aeroporto di partenza o precedente, in quantita’ sufficiente per le tratte successive”. Situazione analoga è stata segnalata per lo scalo di Reggio Calabria.
Sulla rete autostradale la protesta ha comportato chiusure e rallentamenti significativi. In Campania, dalle 7 circa sono stati chiusi il nodo tra l’A1 e l’A30 Caserta-Salerno per chi proviene da Roma, lo svincolo di Nocera Pagani in uscita da entrambe le provenienze e il nodo tra l’A1 e la Sp1 Casoria per chi proviene da Roma ed è diretto verso la Ss7 Appia. Al momento si registrano 3 chilometri di coda verso Napoli e 2 chilometri verso Roma. Tra Caserta Nord e il bivio con l’A30 verso Napoli Autostrade segnala 3 chilometri di coda e, nel tratto tra la barriera di Napoli Nord e Caserta Nord verso Roma, i chilometri di coda sono 2.
In Sicilia l’accordo di Milano ha convinto il Comitato trasportatori siciliano (CTS) a revocare il fermo dei servizi, pur mantenendo lo stato di agitazione “fino alla completa risoluzione degli ultimi nodi aperti”. Tuttavia la protesta prosegue a macchia di leopardo, con iniziative a Catania dove è prevista un’assemblea all’interporto che vedrà tra i protagonisti l’Aias di Giuseppe Richichi. Il leader del Cts, Salvatore Bella, denuncia “blocchi illegali e minacce ai conducenti” nel capoluogo etneo, con i camionisti “impossibilitati a lavorare”, e chiede l’intervento di prefetto e questore per un “rischio rivolta sociale” e per “ripristinare subito la legalità in due snodi nevralgici della città: il casello autostradale di San Gregorio e l’area portuale”. Secondo Bella, “La quasi totalità degli associati Cts manifesta la ferma volontà di proseguire regolarmente le proprie attività lavorative. Tuttavia, la libertà di circolazione e il diritto al lavoro sono attualmente impediti”. La protesta prosegue anche al porto di Palermo, dove gli autotrasportatori hanno passato la notte nel piazzale dello scalo; presidi continuano inoltre ai caselli di Catania e Messina.
Nel Lazio la mobilitazione, partita con presidi ai caselli autostradali di Frosinone e Ferentino, si è estesa al sud della provincia di Frosinone, al confine con la Campania. Dalla scorsa notte una decina di tir sono fermi nei pressi del casello autostradale di San Vittore del Lazio, dove il presidio sta progressivamente attirando altri mezzi pesanti. La protesta sta avendo ripercussioni anche sulla viabilità ordinaria, con una coda in formazione lungo la strada statale Casilina, nel tratto al confine tra Lazio e Campania.





























































