Enrico Pulcini firma La fine della realtà, il lato oscuro dell’informazione digitale (Logout, pp. 230, 16 euro), un saggio che analizza rischi e opportunità legati all’uso dell’intelligenza artificiale e alla circolazione massiccia di informazioni online.
Secondo l’autore, giornalista Rai e pioniere dell’informazione su Internet nonché autore del best seller degli anni ’90 Giornalismo su Internet (Castelvecchi), l’intelligenza artificiale può farci perdere il contatto con il mondo reale se usata senza consapevolezza e discernimento. Un meccanismo che, avverte Pulcini, è sfruttato dall’«infocrazia» guidata dalle Internet company e dalle piattaforme online che dominano la rete. La circolazione di una quantità eccessiva di informazioni — la cosiddetta infodemia, talvolta formata da contenuti falsi o non verificati — rende difficile orientarsi su un determinato argomento, con conseguenze che interessano anche il mondo del giornalismo.
Il libro si presenta come un viaggio attraverso la storia, la filosofia e i laboratori tecnologici più avanzati, dove, oltre i chatbot, agenti di intelligenza artificiale stanno elaborando sistemi che potrebbero rendere gli esseri umani «ininfluenti od obsoleti». Allo stesso tempo, Pulcini indica come possibile argine l’esplorazione di facoltà innate dell’uomo, quali intuizione e coscienza, che potrebbero avere «un ruolo importante nella generazione della realtà».
Nelle ricerche condotte per il volume, durate cinque anni, l’autore riporta «i più affidabili studi sugli effetti dell’uso esagerato della tecnologia sugli umani». In un’intervista a Infocity.it — prima testata online italiana fondata nel 1994 dall’autore — Pulcini riporta che «tutte le ricerche più attendibili arrivano a una conclusione: l’utilizzo continuo per molte ore al giorno dello smartphone fa diminuire nel cervello la materia bianca che fa funzionare i processi cognitivi più importanti».
Pur riconoscendo le potenzialità dell’intelligenza artificiale, l’autore mette in guardia: «L’intelligenza artificiale è una potenziale nuova rivoluzione, a patto che che non ci sfugga di mano». Queste tecnologie, osserva Pulcini, «potrebbero essere molto utili, e già in parte lo sono, in campo medico, nello studio e nel giornalismo». Per non perdere il controllo del reale, aggiunge, esiste però «un solo modo»: la soluzione è sviluppata nell’ultima parte del saggio, dove viene presentato «un enigma biologico utilizzato solo in parte da alcuni uomini e donne e che può ancora non farci perdere il controllo del reale».



























































