martedì, Ottobre 20, 2026
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Roma, al Teatro Vittoria debutta il 22 ottobre T’aspetto fuori, dramma sul cyberbullismo

Dopo alcune anteprime nelle scuole, debutta il 22 ottobre al Teatro Vittoria di Roma lo spettacolo T’aspetto fuori, scritto da Paolo Vanacore e diretto da Antonio Grosso, con protagonista Beatrice Luzzi.

Lo spettacolo affronta il tema del cyberbullismo in chiave contemporanea, sottraendolo agli stereotipi: non più la storia del ragazzo emarginato, ma il dramma di un adolescente apparentemente sereno. Filippo è un diciassettenne che va bene a scuola, è riservato e vive una vita ordinaria; la madre Daniela, interpretata da Beatrice Luzzi, gli garantisce una serenità che crede reale. Tuttavia, è nel silenzio di Filippo e fuori dalle mura domestiche che il ragazzo nasconde un mondo parallelo di sofferenza. Sarà Paolo, un professore di filosofia disincantato ma ancora capace di osservare — interpretato da Fabrizio Apolloni — a percepire per primo il disagio che il ragazzo vive in classe e nei rapporti con i compagni.

Il regista Antonio Grosso costruisce una geografia emotiva che fonde lo spazio scenico in un unico polo narrativo, mettendo in rilievo due ambienti distinti ma costantemente interconnessi: la casa, dove la madre cerca di instaurare una realtà solida basata sull’amore e sulla cura materiale, e la scuola, luogo della percezione sociale e della responsabilità collettiva. Le musiche originali di Alessandro Panatteri scandiscono il viaggio emotivo dei personaggi, dal tenero comporsi della vita familiare all’incubo digitale.

La performance di Beatrice Luzzi nei panni di Daniela, la credibilità di Fabrizio Apolloni e la naturalezza di Davide Rossetti nel ruolo di Filippo danno corpo a un dramma intenso e sofferente. Sul tema, Beatrice Luzzi osserva: “Il #cyberbullismo, caratterizzato dalla persistenza nel tempo, dalla pubblica umiliazione e dall’impossibilità di ‘sottrarsi’ allo schermo, amplifica i danni psicologici, portando spesso a conseguenze devastanti sulla salute mentale delle vittime. T’aspetto fuori indaga proprio su questo: l’invisibilità del dolore nel mondo iper-visibile del web. Abbiamo creato una generazione di ‘codardi digitali’, capaci di ferire perché al riparo di un monitor, oppure siamo noi adulti a non possedere più gli strumenti per decifrare un dolore che si consuma in silenzio, dietro uno schermo? Noi artisti intanto facciamo del nostro meglio: sensibilizziamo la coscienza collettiva su quanto le parole possano trasformarsi in proiettili”.