“Il Terraço Itália è un’istituzione a San Paolo e una vetrina davvero importante per tutta la popolazione della città. Per me è un onore essere qui per la prima volta, in un posto bellissimo dove si percepisce una forte cultura italiana. Ma sento anche una grande responsabilità: voglio che l’Italia venga valorizzata al massimo”. Lo ha detto all’ANSA lo chef piemontese Luca Politano, 38 anni, tra i 20 cuochi italiani protagonisti della Settimana della Cucina Regionale Italiana a San Paolo.
Alla sua prima esperienza in Brasile, Politano rappresenta il Piemonte nella manifestazione che coinvolge venti ristoranti della metropoli brasiliana. In coppia con Moreno Cosimo, chef del Terraço Itália, propone alcuni dei piatti più rappresentativi della tradizione regionale, dai risotti alle carni, passando per la pasta fresca e i dolci.
«Abbiamo portato quello che caratterizza la nostra regione: la carne, il riso e la pasta fresca, in particolare i tajarin», spiega lo chef. Tra le proposte anche la torta di nocciole con zabaglione e una pasta dolce chiamata plin, che invita tutti a provare.
L’edizione di quest’anno assume per lui un significato particolare dopo il riconoscimento della cucina italiana da parte dell’Unesco. «La responsabilità è ancora più grande. Essere qui, in un locale come il Terraço Itália, significa avere una vetrina importante. Non voglio fare brutta figura: desidero che la gastronomia italiana sia riconosciuta e valorizzata al massimo», sottolinea Politano.
La cucina è una tradizione di famiglia: Politano è titolare del ristorante Da Politano a Boves, in provincia di Cuneo, fondato dal nonno. «Mia nonna, mio padre e adesso io: siamo sempre stati legati alla cucina piemontese. Mio nonno aprì una trattoria dopo la Seconda guerra mondiale, perché mia nonna desiderava averne una. Io faccio il cuoco da quando avevo 18 anni. Preferisco questa parola a “chef”, perché per me la cucina è qualcosa che viene dal cuore», racconta.
Dopo esperienze anche in ristoranti stellati, Politano sta scoprendo la gastronomia brasiliana. «Ho lavorato con ragazzi brasiliani in Italia, ma sto imparando a conoscere la loro cucina proprio qui. Mi piace il Sud America: sono già stato in Colombia e in Argentina e tornerò in Brasile con mia moglie», conclude lo chef.


























































