Il giorno dopo l’ordinanza del tribunale di Roma che ha respinto la richiesta di reintegro alla conduzione di Report avanzata da Sigfrido Ranucci — motivando la decisione con il clima di “profonda frattura” creatosi in redazione — la squadra del programma prende posizione e annuncia che alle polemiche risponderà “con le inchieste”. “Nessuno di noi ha mai sfiduciato Sigfrido, né ha mai chiesto la sua rimozione”, affermano i giornalisti della trasmissione.
La neo co-conduttrice Claudia Di Pasquale, che affiancherà Daniele Piervincenzi, commenta che con la decisione del tribunale “non ha vinto nessuno, abbiamo perso tutti” e sottolinea la necessità di essere “più forti e rigorosi di prima”. Ranucci accoglie il messaggio ma osserva: “Magari potevano mandarlo un po’ prima, in maniera anche forte”. Ribadisce inoltre la volontà di continuare a battersi: “Mi sento giovane per la pensione”.
La redazione di Report ricostruisce gli sviluppi degli ultimi mesi, respingendo la narrazione di una squadra spaccata: “In questi mesi è stata alimentata la narrazione di una redazione spaccata, divisa tra traditori e collaborazionisti. Non è così”, dicono, ricordando le due proposte avanzate per sostenere la conduzione di Ranucci — prima “due coautori nella gestione del programma” e poi “due coautori al suo fianco e un coordinamento della redazione e degli inviati”. “Lo scopo – spiegano – era uno solo: non lasciarlo solo nel momento più difficile e mettere in prima linea la squadra, a protezione del programma”.
Secondo la redazione, le decisioni sulla conduzione sono state prese dall’azienda e intorno a quelle si sono battuti per tutelare “l’autonomia e l’indipendenza del nostro lavoro”. “Report non prende ordini dalla politica, né da chi ha chiesto di cambiarlo né da chi lo difende. Report non è influenzabile da poteri più o meno forti né da gruppi di interesse. È sempre stato un lavoro collettivo e continuerà a esserlo”, precisano.
Di Pasquale, intervenuta al Rumore Festival organizzato da Fanpage a Roma, ha ripercorso un’estate segnata da “attacchi continui”, definita come “una campagna che mirava a delegittimare Report e in generale il giornalismo d’inchiesta”. Nel nuovo ruolo si dice più che mai consapevole della responsabilità di “dover difendere il giornalismo di inchiesta e la storia, il nome di Report, costruiti in trent’anni con il lavoro di tutti e vicendo tutte le cause. Dobbiamo dimostrare al nostro pubblico che siamo sempre noi, più forti e rigorosi di prima”. Per questo, annuncia, “è stato creato in redazione un red team, sul modello della tv pubblica svedese: un gruppo di tre persone che farà l’avvocato del diavolo delle inchieste”.
A Bologna, durante lo spettacolo Diario di un trapezista, Ranucci ha ribadito il rispetto per la decisione del giudice e ricordato di avere tempo fino a lunedì per rispondere alle tre opzioni alternative offertegli dall’azienda: vicedirettore al Tg3 o a Rainews, oppure corrispondente dal Cairo. “Mi consulto anche con i legali e vedremo quali saranno le strade più opportune”, ha detto. “E se non ci sarà proprio la possibilità di fare il giornalista, qualche altra cosa, ma sempre per l’impegno civile, sempre a difesa dei più fragili e dei più deboli, me la inventerò. Mi sento giovane per la pensione”, ha aggiunto.
Sulla vicenda è intervenuto il senatore di Forza Italia Maurizio Gasparri, che auspica che il consigliere Rai Roberto Natale, “tra i più accaniti difensori di Ranucci”, si scusi “con i dirigenti della Rai, per aver ininterrottamente attaccato ogni azione intrapresa nei confronti del conduttore di Report”, e con “il Tg1, per aver messo in dubbio la veridicità di un documento interno alla redazione di Report e aver attaccato la libera decisione editoriale del direttore e dei giornalisti di parlarne”.
Roberto Natale ha risposto di non sentirsi tenuto a chiedere scusa: “Non sento di dover chiedere scusa né alla Rai, né al Tg1”, ricordando di aver chiesto di “accertare se il rapporto, pur discutibilissimo, con Lavitola avesse o no condizionato la scelta dei temi e dei contenuti di Report”, richiesta alla quale, secondo lui, “non è stata data risposta”.


























































