martedì, Ottobre 20, 2026
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Roma, Rocky sono io: la vera storia di Sylvester Stallone più cinematografica

di Francesco Gallo

Il vero ostinato, secondo il film, non è Rocky Balboa ma Sylvester Stallone. In “Rocky sono io” di Peter Farrelly, presentato alla Festa di Roma a Grand Public e nelle sale dal 31 dicembre con Eagle Pictures, viene raccontata la vicenda dell’attore e sceneggiatore che, nonostante povertà e anonimato, rifiutò più volte le offerte dei produttori disposti a finanziare la sua sceneggiatura pur senza volerlo come protagonista.

Il film ricostruisce i motivi delle resistenze dell’industria: Stallone era un attore sconosciuto, scartato ai provini, con una lieve paresi al lato sinistro del volto, un occhio calato e un modo di parlare giudicato problematico. Aveva avuto solo poche particine, lavori in film soft porno e il ruolo di bigliettaio in un cinema, e non aveva esperienza pugilistica.

A interpretare Stallone è Anthony Ippolito, che riceverà stasera a Roma il Premio Progressive alla Carriera. La pellicola mette in scena anche i rapporti personali dell’attore: quello con il padre Frank, interpretato da Matt Dillon; la relazione con Sasha Czack, interpretata da Anna Sophia Robb, che diventerà sua moglie; e la presenza di Butkus, il mastino che condivide con Stallone una notte da senzatetto.

Tra le sequenze ricostruite figurano scene ormai cult dell’immaginario di Rocky: i pugni contro i quarti di carne per allenarsi, la corsa sulla scalinata di Philadelphia e la nascita del personaggio di Rocky. L’idea, racconta il film, nacque nel 1975 quando Stallone assistette all’incontro tra Muhammad Ali e lo sfavorito Chuck Wepner, capace di resistere più a lungo del previsto contro il campione.

Sul senso dell’opera il regista osserva: “Non faccio mai un film pensando al messaggio. Cerco solo di far divertire la gente, di piacere, ma se si vuole proprio trovare un messaggio è quello anti soldi: le cose si possono fare se lo si vuole davvero. Adesso tutti vogliono essere miliardari come Elon Musk. Per stare meglio basta solo la speranza, crederci”. Alla critica che lo accusa di aver realizzato una copia di Stallone, replica: “Non volevo certo fare una caricatura, molti lo hanno imitato, noi volevamo solo catturarne l’essenza, volevamo che si vedesse Stallone in carne e ossa”.

Ippolito definisce Stallone “un mio eroe” e racconta che l’attore si è mostrato entusiasta, gentile e generoso, incontrandolo un mese prima dell’inizio delle riprese: “Abbiamo avuto una discussione interessantissima, mi ha detto com’era stato il suo rapporto con i produttori, come si era sentito nei suoi periodi peggiori e come aveva lottato per uscirne”.

Anche nella lavorazione, dice Peter Farrelly, il film presenta somiglianze con l’originale vincitore di tre Oscar: “È vero, questo film rispecchia la creazione di Rocky per molti aspetti. Non avevamo un grande budget proprio come loro: ‘Rocky’ poi fu girato in ventotto giorni, mentre noi abbiamo fatto ancora meglio, ventiquattro giorni. Abbiamo avuto lo svantaggio di dover farlo sembrare ambientato negli anni Settanta. Insomma ci sono stati tantissimi aspetti simili tra i due set”.