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Savona: alla Biblioteca Monturbano esposta la Charta offersionis, il più antico documento

La Charta offersionis dell’Abbazia di San Quintino di Spigno, il più antico documento originale conservato in area savonese, sarà eccezionalmente esposta venerdì 16 ottobre alle ore 16.30 nel salone della Biblioteca Civica Anton Giulio Barrili di Savona, in via Monturbano 14. L’esposizione è curata dalla direttrice della biblioteca, Raffaella Grosso, e dalla catalogatrice di libri antichi, Carlotta Cerrato.

Il manoscritto, redatto in latino il 4 maggio 991 nel castello di Visone dal notaio Gerbino per conto dei marchesi Aleramici, sancì la fondazione della nuova abbazia di San Quintino a Spigno Monferrato. La Charta offersionis trasferiva al nuovo insediamento l’intero asse ereditario e tutti i diritti feudali appartenuti alla distrutta abbazia di San Salvatore di Giusvalla, con l’obiettivo di assicurare la prosperità economica del nuovo polo monastico.

Situata nel cuore della Val Bormida, l’abbazia di San Quintino risale alla fine del X secolo e nacque con una duplice funzione: spirituale, legata alla rinascita monastica benedettina, e strategica. L’edificio fu collocato lungo l’antico tracciato della via romana Aemilia Scauri, arteria che univa la costa ligure di Savona con l’entroterra piemontese di Acqui Terme, diventando un caposaldo per il controllo dei traffici transappenninici e un luogo di ospitalità per i pellegrini.

Le origini della nuova fondazione sono strettamente legate alla sorte dell’abbazia di San Salvatore a Giusvalla (SV), un antico centro religioso forse di epoca longobarda, situato lungo il torrente Valla. Quell’istituzione fu saccheggiata e rasa al suolo durante devastanti incursioni saracene e, per rimediare alla perdita del presidio religioso ed economico, i discendenti degli Aleramici decisero lo spostamento e la rifondazione del polo monastico in una posizione più favorevole dal punto di vista commerciale.

Per secoli l’abbazia raccolse un vasto patrimonio terriero e agrario tra Piemonte e Liguria. La sua parabola discendente iniziò nel XV secolo e si concluse all’alba dell’Ottocento, quando, sotto il governo napoleonico, la funzione spirituale terminò e i beni ecclesiastici furono confiscati. Nel corso del XIX secolo l’intero complesso fu venduto, subì pesanti modifiche strutturali ed è stato integrato nell’ambito di una casa colonica e di un’azienda agricola. Oggi la struttura è di proprietà privata e non è accessibile al pubblico; nella controfacciata si conservano frammenti di affreschi risalenti al X-XI secolo.

Anche la storia archivistica della pergamena è avventurosa. Dopo la soppressione del monastero in epoca napoleonica, la Charta rimase legata ai passaggi di mano delle proprietà terriere. Con la scomparsa dell’archivista savonese Gian Tommaso Belloro nel 1821 se ne persero le tracce e il documento fu ritenuto disperso. Solo nei primi anni del Novecento Giovanni Battista Minuto rintracciò la pergamena in mani private, la acquistò e la fece giungere alla Biblioteca Civica Anton Giulio Barrili, dove l’atto originale è tuttora conservato e protetto.

In occasione dell’esposizione, la conferenza di Furio Ciciliot e Giovanni Rebora sarà dedicata all’Abbazia di San Quintino di Spigno. Saranno analizzati il valore diplomatico della Charta, il contesto geopolitico legato alle incursioni saracene, la distruzione dell’abbazia di San Salvatore di Giusvalla e la complessa vicenda archivistica del documento.