Lo studio condotto dai ricercatori della Ohio State University e pubblicato su Frontiers in Psychology conferma che la lettura favorisce l’empatia verso i personaggi e può aiutare a perdonare chi ci ha fatto un torto nella vita reale, oltre a contribuire a ridurre l’ansia.
Secondo gli autori, tutto dipende dalla costruzione del romanzo e da una tecnica narrativa detta “focalizzazione interna”, in cui un personaggio principale narrante permette al lettore di accedere ai pensieri più intimi. “Per chi nutre rancore verso qualcuno che gli ha fatto un torto, questa tecnica letteraria può aiutarlo a trovare un modo per perdonare chi lo ha offeso nella propria vita”, osservano i ricercatori, che hanno sottoposto alcune letture a un gruppo di oltre 1.500 persone e somministrato questionari.
Lo studio richiama anche discussioni storiche sulla narrativa: la narrativa letteraria è stata a lungo considerata fonte di vari tipi di empatia, dal ἔλεος che Aristotele collocava nelle tragedie drammatiche al “sentimento di solidarietà” che Adam Smith attribuiva ai romanzi. Allo stesso tempo, autori come Jane Austen e George Bernard Shaw avevano accusato la narrativa non letteraria di creare una falsa empatia, un sentimento egocentrico con effetti negativi sull’equilibrio emotivo e sociale.
“I partecipanti allo studio, invitati a riflettere su una trasgressione passata, tendevano ad estendere il perdono mostrato verso un personaggio di fantasia anche nelle proprie esperienze di vita reale”, si legge nella ricerca, a conferma del ruolo della letteratura nel benessere personale e comunitario.
Sull’utilizzo della letteratura nella vita quotidiana Angus Fletcher, autore principale dello studio, sottolinea: “La cosa davvero fantastica della letteratura è che non bisogna trovarsi in un momento di crisi per usarla e stare meglio. La letteratura giusta può aiutarti a uscirne, può darti più gioia, più ottimismo, amore, empatia”. Fletcher osserva inoltre che l’effetto non si limita alla parola scritta: “Spesso le persone affermano di essere molto più in sintonia con le proprie emozioni quando guardano un film o leggono un romanzo rispetto alla vita di tutti i giorni, e questo la dice lunga. Credo che questo articolo metta in luce un singolo esempio di un fenomeno ben più ampio, ovvero una crisi di benessere emotivo che stiamo vivendo perché passiamo troppo tempo con la tecnologia e non abbastanza con queste antiche fonti di saggezza umana”.
Mark Matthews, coautore dello studio, riassume l’obiettivo dei ricercatori: “L’idea centrale è che l’esposizione alla letteratura modifichi la nostra percezione del mondo che ci circonda. Questa è la speranza. Questo è l’obiettivo. E nel nostro studio, volevamo avvicinarci il più possibile a questo risultato”.


























































