La Giunta comunale di Verona ha approvato la presentazione di un documento per una nuova variante al Piano degli Interventi. L’obiettivo indicato dall’amministrazione Tommasi è favorire la riqualificazione delle aree degradate e dismesse della città senza consumare nuovo suolo.
Il testo, illustrato dalla vicesindaca Barbara Bissoli, passerà ora al vaglio del Consiglio comunale. La manovra urbanistica consente di anticipare alcune strategie previste dal nuovo Piano di Assetto del Territorio (Pat), il cui iter di approvazione è ancora in corso.
La variante introduce regole che semplificano il coinvolgimento dei privati. I proprietari di aree abbandonate potranno avviare progetti di recupero su base volontaria in tempi più rapidi: i soggetti attuatori non dovranno attendere l’approvazione definitiva del nuovo Pat per proporre i loro piani di riqualificazione.
Per interventi di dimensioni maggiori è previsto un vincolo specifico. Chi rigenererà ambiti edificati superiori ai 5mila metri quadrati dovrà destinare una percentuale delle nuove costruzioni all’edilizia residenziale sociale, misura pensata per rispondere al fabbisogno abitativo cittadino e favorire la creazione di affitti accessibili e nuove infrastrutture per la collettività.
Bissoli ha spiegato che l’iniziativa nasce anche in risposta alle disponibilità manifestate da alcuni proprietari privati negli ultimi anni. «Stiamo mettendo in cantiere una variante al piano degli interventi che consentirà di recepire le proposte presentate dai privati con riferimento ad ambiti di rigenerazione, quindi ad ambiti già edificati, degradati, in abbandono, che potranno essere riqualificati, con una quota di edilizia residenziale sociale per quelli più ampi», ha dichiarato la vicesindaca.
Il provvedimento fungerà da «laboratorio» in vista dell’adozione del nuovo Pat. «Abbiamo ritenuto possibile anticipare in questa variante urbanistica al piano degli interventi le regole della rigenerazione del nuovo piano di assetto del territorio su base volontaria», ha aggiunto Bissoli, sottolineando la visione di «una città che guarda alla crescita attraverso il recupero dell’esistente e non più attraverso nuove espansioni».





























































