La Procura boliviana ha annunciato l’apertura di una nuova indagine contro l’ex presidente Evo Morales, al governo dal 2006 al 2019, per presunti casi di omicidio e tortura riconducibili a un’operazione di polizia del 2009. L’irruzione in un hotel di Santa Cruz portò alla morte di tre cittadini europei: il boliviano-croato Eduardo Rózsa Flores, l’irlandese Michael Dwyer e il rumeno di origine ungherese Arpad Magyarosi.
Due persone sopravvissute all’azione di polizia denunciarono di aver subito torture dopo l’arresto. All’epoca l’esecutivo sostenne che il gruppo stesse preparando un movimento separatista, finanziato dalla destra.
Le famiglie delle vittime e i sopravvissuti hanno portato la vicenda davanti alla Commissione interamericana per i diritti umani, che nel 2021 ha stabilito che lo Stato boliviano aveva commesso violazioni dei diritti umani e ha trasmesso il caso alla Corte interamericana.
Rifugiatosi nella sua roccaforte di Chapare, Morales è già destinatario di due mandati d’arresto: uno per incitazione dei blocchi stradali che hanno paralizzato il Paese a maggio e giugno, l’altro per tratta di minori.


























































