sabato, Ottobre 17, 2026
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Mauro Minelli: mappa del microbioma per interventi mirati senza togliere cibi

Mentre la Giornata mondiale dell’alimentazione riaccende i riflettori sulla sostenibilità, la tenuta delle filiere e le sfide produttive, nel mondo della medicina si sta affermando una rivoluzione silenziosa. A fare il punto per l’Adnkronos Salute è l’immunologo Mauro Minelli, professore di Nutrizione clinica all’università Lum ‘Giuseppe Degennaro’.

Minelli osserva che per decenni il cibo è stato interpretato soprattutto con le lenti della biochimica quantitativa — calorie, grammi di macronutrienti, tabelle vitaminiche — una contabilità che oggi non basta più a spiegare la complessità dell’organismo. “La scienza ci mostra che un piatto non nutre semplicemente le nostre cellule, ma alimenta un vero e proprio ecosistema vitale che ospitiamo dentro di noi: il microbiota intestinale, quasi quarantamila miliardi di microrganismi che governano l’efficienza del nostro sistema immunitario e la stabilità metabolica”, spiega Minelli. Per questo, secondo l’immunologo, è necessario un salto culturale che superi diete punitive e test per le “intolleranze” privi di basi scientifiche, puntando invece a un approccio diagnostico mirato: l’analisi del microbioma, destinata a diventare un presidio diagnostico ordinario alla stregua del dosaggio della glicemia o della creatinina.

Per Minelli “è esattamente a questo incrocio che la medicina incontra la terra. Non esiste salute dell’uomo senza salute del suolo”. Nel quadro della One Health, afferma, l’agricoltura deve essere considerata un presidio di sanità pubblica: un terreno vivo e rispettato produce matrici alimentari ricche di fibre complesse, composti fenolici e principi bioattivi che dialogano con i batteri intestinali, inducendoli a produrre metaboliti protettivi. “Se impoveriamo la terra, impoveriamo la capacità del cibo di proteggerci, moltiplicando i costi sociali e sanitari delle malattie croniche”, avverte.

La sfida, conclude Minelli, riguarda le istituzioni: dai ministeri dell’Agricoltura e della Salute alle amministrazioni regionali, è necessario superare steccati corporativi. Non ha più senso programmare lo sviluppo rurale ignorando le evidenze dell’immunonutrizione, così come la medicina non può prescindere dalla qualità agronomica delle materie prime. Celebrare l’alimentazione significa perciò “stringere un patto strategico tra chi coltiva i campi e chi si prende cura dell’uomo”. “La terra e il nostro intestino parlano la stessa lingua biologica: tutelare la ricchezza dell’una è l’unico modo per garantire la vita buona, sana e attiva dell’altro”, conclude Minelli.