martedì, Novembre 3, 2026
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Sahara Occidentale: l’Onu fallisce, MINURSO chiude, rischio scontro Marocco-Algeria

Il fallimento del Consiglio di Sicurezza e la fine della missione MINURSO aprono una fase incerta per la questione del Sahara Occidentale.

Un documento diplomatico americano della fine degli anni Settanta, che descriveva Marocco e Algeria in una corsa agli armamenti e avvertiva del rischio di uno scontro diretto, appare oggi sorprendentemente attuale. L’Unione Sovietica è scomparsa e gli equilibri internazionali sono cambiati, ma la rivalità tra Rabat e Algeri mantiene una geografia delle alleanze che attraversa mezzo secolo.

Il 30 ottobre la Russia ha posto il veto al progetto americano sul futuro della MINURSO, sostenuto da undici membri del Consiglio di Sicurezza. Gli Stati Uniti hanno votato contro la proposta alternativa russa, che ha raccolto soltanto tre consensi, insufficienti per l’approvazione. L’assenza di un accordo ha fatto scadere il mandato della missione il 31 ottobre. Il giorno successivo il segretario generale António Guterres ha annunciato l’avvio della chiusura della MINURSO, ribadendo però l’impegno dell’ONU per una soluzione politica.

Washington aveva cercato di rafforzare la centralità del piano marocchino di autonomia e di togliere dal nome della missione il riferimento al referendum. Mosca ha contestato un’impostazione che considera sbilanciata verso Rabat e capace di predeterminare l’esito del negoziato. Dietro lo scontro diplomatico emerge la domanda su quanto della guerra fredda sopravviva ancora nella questione sahariana.

Per comprendere le radici della controversia è necessario risalire alla decolonizzazione. Nel 1963 il Sahara sotto amministrazione spagnola fu inserito nell’elenco delle Nazioni Unite dei territori non autonomi. Il Marocco chiese allora l’iscrizione, rivendicando il recupero del territorio alla luce della fine del colonialismo. La richiesta mette in luce le origini storiche della posizione marocchina ma non esaurisce la necessità di individuare una soluzione che consenta alla popolazione del territorio di esprimersi.

Le delimitazioni tracciate dalle potenze coloniali hanno lasciato in eredità rivendicazioni territoriali, dispute di frontiera e interpretazioni contrapposte della decolonizzazione. Il Marocco considera il Sahara parte del proprio territorio e propone un’autonomia sotto la sua sovranità; il Polisario chiede l’indipendenza. Alla controversia territoriale si aggiunge il ruolo dell’Algeria, principale sostenitrice del Polisario, che ospita le strutture del movimento e i campi profughi sahrawi nella zona di Tindouf. La competizione tra Rabat e Algeri per la sicurezza delle frontiere e l’influenza nel Maghreb intreccia quindi gli interessi regionali con le aspirazioni sahrawi.

Durante la guerra fredda la monarchia marocchina guardava all’Occidente, mentre l’Algeria, protagonista del movimento dei non allineati, aveva costruito una stretta cooperazione militare con l’Unione Sovietica. Anche oggi resta una continuità nelle alleanze: Mosca è un importante fornitore di armamenti dell’Algeria; il Marocco mantiene una stretta partnership con gli Stati Uniti, che dal 2020 ne riconoscono la sovranità sul Sahara Occidentale. Pur non essendo semplici esecutori delle scelte dei rispettivi partner, il sostegno esterno pesa sulle aspettative e sui margini di compromesso.

La risoluzione del 2025 aveva già collocato il piano marocchino alla base dei negoziati, mantenendo l’obiettivo di una soluzione reciprocamente accettabile e dell’autodeterminazione. Il tentativo americano di rafforzare quell’orientamento ha però incontrato il veto russo e il Consiglio non è riuscito a trovare un accordo neppure sulla continuità della presenza sul terreno.

Rabat interpreta la fine della MINURSO come un passo verso la chiusura del dossier alle Nazioni Unite e ha chiesto l’uscita del personale e dei mezzi della missione, ribadendo l’impegno al cessate il fuoco. La conclusione della missione, tuttavia, non determina automaticamente lo status del territorio né cancella la questione dall’agenda dell’ONU.

I cambiamenti riguardano soprattutto il quadro della sicurezza. Istituita nel 1991, la MINURSO non ha realizzato il referendum previsto dal piano originario ma ha mantenuto una funzione di osservazione e interlocuzione, continuando anche dopo la ripresa delle ostilità fra Marocco e Polisario nel novembre 2020 a monitorare le attività militari e a cercare di contenerne l’intensità. Il pericolo maggiore è ora che il conflitto si estenda fino a coinvolgere direttamente Marocco e Algeria. Una guerra aperta non è inevitabile e avrebbe costi enormi per entrambi, ma la frontiera terrestre chiusa dal 1994 e la rottura delle relazioni diplomatiche nel 2021 riducono i canali per chiarire un incidente e impedire che si allarghi.

Un’azione militare, una risposta più ampia del previsto o un errore nell’interpretazione delle intenzioni del vicino potrebbero alimentare una sequenza difficile da interrompere. La perdita degli osservatori internazionali rischia di rendere più complicato verificare gli episodi e raffreddare le reazioni.

La guerra fredda è finita come ordine mondiale, ma nel Sahara Occidentale sopravvive una delle fratture che contribuì a irrigidire quell’epoca. Dopo il fallimento al Consiglio di Sicurezza, la responsabilità delle grandi potenze sarà anche quella di usare la propria influenza per evitare che una rivalità geopolitica di decenni si traduca in una guerra tra Marocco e Algeria.