martedì, Novembre 3, 2026
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Mosca, allerta Usa per minaccia credibile al museo Tsaritsyno: chiuso e evacuato

Un avviso diffuso ieri pomeriggio dall’ambasciata americana a Mosca ha segnalato una “minaccia credibile” di un attacco terroristico al polo museale di Tsaritsyno. Il museo, una riserva museale nel sud di Mosca dedicata alle arti e ai mestieri della storia locale, è stato chiuso “per ragioni tecniche”, i visitatori sono stati fatti uscire e sul posto sono intervenute le forze di polizia con i cani anti‑terrorismo.

L’allerta rafforza l’impressione che i servizi americani e l’Fsb russo continuino a scambiarsi informazioni nonostante la guerra in Ucraina. Washington aveva già avvertito Mosca in marzo 2024 su possibili attacchi multipli di matrice jihadista, un avvertimento che, secondo il resoconto, in quel caso è servito a poco. Il richiamo arriva anche sullo sfondo della strage al Crocus City Hall, non lontano dalla capitale, che causò 150 morti e oltre 600 feriti.

La vicenda di Tsaritsyno si inserisce in una giornata già densa di sviluppi sul fronte ucraino. Al centro dell’attenzione c’è il rientro degli evacuati dalla città martoriata di Oleshky, occupata dai russi: la tregua umanitaria, coordinata dalle autorità russe e che terminerà domenica alle 23, ha permesso a civili di lasciare la cittadina. Il lungo trasferimento ha previsto un passaggio in Russia dalla Crimea, un viaggio in aereo fino alla Bielorussia e infine il rientro in Ucraina in autobus, con incontri commoventi tra i ritorni e i familiari. Né Mosca né Kiev hanno fornito il numero degli evacuati.

Le testimonianze raccolte hanno descritto condizioni di vita estremamente dure. La situazione a Oleshky si è aggravata nell’ultimo anno con bombardamenti intensificati, strade minate e mancanza di cibo: alcuni abitanti hanno raccontato di essere arrivati a mangiare cani. La 29enne Valera, parlando con l’Afp, ha detto: “Hanno iniziato a bombardare intensamente la zona. Hanno minato le strade. Il cibo saltava in aria. Le persone saltavano in aria. Dopodiché, tutti i negozi hanno chiuso e non c’era più nulla”.

La tregua di Oleshky è stata definita la più lunga tra Russia e Ucraina dal 2022, ma il cessate il fuoco è stato accompagnato da nuovi attriti. Mosca ha accusato Kiev di aver violato la tregua; l’Ucraina ha negato le accuse e un portavoce militare di Kiev ha risposto che “Mosca cerca di screditarci, sono state invece registrate provocazioni da parte russa”. Secondo il resoconto, non è probabile che si ripetano a breve altre tregue, nonostante gli auspici di Melania Trump.

Sul piano diplomatico, il G20 degli Esteri ad Atlanta, con la partecipazione di Serghei Lavrov — la cui presenza ha indotto alcuni inviati europei a boicottare la foto di gruppo — non ha prodotto sviluppi significativi sui negoziati di pace. Lavrov e il segretario di Stato americano Marco Rubio hanno avuto un colloquio che non ha portato novità, se non la conferma di un possibile incontro tra Donald Trump e Vladimir Putin a margine del vertice Apec previsto il 18 e 19 novembre a Shenzen, un appuntamento che potrebbe diventare trilaterale con la partecipazione di Xi Jinping. La presenza di Putin al G20 di dicembre è stata definita improbabile ma non esclusa del tutto. Rubio ha inoltre detto: “Non so se sarà a Miami”, precisando che spetta a Trump decidere se invitare o meno Volodymyr Zelensky.

Il presidente ucraino prosegue la sua attività diplomatica: a Istanbul ha incontrato il presidente Recep Tayyip Erdogan. Zelensky ha annunciato che con Erdogan è stato concordato “un nuovo corridoio per il grano” e ha sottolineato, insieme all’Unione europea, che la libertà di navigazione nel Mar Nero richiede un’azione anche da parte di Ankara.