La polizia ha disposto un nuovo sequestro dell’appartamento di via Iglesias 33 a Milano, dove il 14 ottobre 2025 la modella Pamela Genini fu uccisa con 76 coltellate dall’ex compagno Gianluca Soncin. L’iniziativa rientra in un’inchiesta che ipotizza il furto di alcuni oggetti personali della vittima, segnalato dal proprietario dell’immobile, parente di Pamela.
Gli agenti hanno ripristinato nella zona giorno e nella zona notte sovrastante la sistemazione precedente al delitto, collocando gli oggetti personali di Pamela nei posti in cui si trovavano. Il precedente sequestro, disposto il giorno della tragedia e durato fino a pochi giorni fa, era stato utilizzato per «cristallizzare» i luoghi e ricostruire la dinamica del femminicidio. Nel novembre 2025 era stato effettuato anche un sopralluogo del pubblico ministero.
La denuncia del presunto furto è nata dopo che, al momento della dissequestrazione dell’abitazione al termine delle indagini sul femminicidio, il proprietario aveva lamentato la sparizione di alcuni oggetti personali, tra cui, sembra, gioielli. Secondo una ricostruzione emersa da una trasmissione televisiva, all’interno dell’appartamento la polizia avrebbe trovato sigilli manomessi, guanti in lattice di provenienza sconosciuta e contenitori di gioielli vuoti. Altre fonti riferiscono invece che i sigilli posti in precedenza non sarebbero stati violati; il nuovo sequestro è finalizzato a chiarire la vicenda del presunto furto.
La madre di Pamela, Una Smirnova, ha dichiarato: “Non saprei chi potrebbe essere entrato. Non c’erano segni di effrazione, chi è entrato aveva le chiavi”. Il riferimento alle chiavi richiama la ricostruzione degli inquirenti secondo cui Soncin, originario di Biella ma residente a Cervia, avrebbe duplicato di nascosto le chiavi dell’appartamento, sarebbe piombato a casa di Pamela con due coltelli e l’avrebbe uccisa. Secondo l’accusa, il delitto sarebbe stato programmato da almeno una settimana.
Al processo Soncin ha chiesto scusa in aula, dichiarando: “Comprendo il peso delle mie azioni”. La madre e la sorella della vittima, Una Smirnova e Veronica Genini, hanno risposto che “Le sue sono parole di plastica”.
La vicenda ha avuto ulteriori sviluppi macabri: il 23 marzo scorso il corpo di Pamela fu trafugato e decapitato e la testa non è stata ancora ritrovata. Per quella profanazione è indagato un altro ex (o forse solo un amico) della modella, Francesco Dolci, accusato di vilipendio di cadavere e furto; l’uomo nega di aver avuto un ruolo nello scempio. Un test dei carabinieri nel cimitero di Strozza ha accertato che anche una sola persona potrebbe aver estratto e poi ricollocato dal loculo il feretro di Pamela.



























































