martedì, Novembre 3, 2026
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Los Angeles – Alessandro Carloni: così abbiamo reso universale Il Gatto col Cappello

“Non ho letto ‘Il Gatto col Cappello’ da piccolo. L’ho scoperto più tardi, quando a 14 o 15 anni ho cominciato a studiare seriamente l’inglese. Fu mio padre a regalarmi il libro e da allora quel personaggio è rimasto legato al suo ricordo. Purtroppo non c’è più, per questo ritrovare il Gatto proprio adesso è stato molto emozionante”. Con queste parole Alessandro Carloni racconta il legame personale con il celebre felino creato da Dr. Seuss nel 1957, intervistato da ANSA a Los Angeles.

Il personaggio, che per generazioni di bambini statunitensi è stato familiare quanto Pinocchio per gli italiani, è ora protagonista di un film d’animazione che Carloni ha diretto per Warner Bros. insieme a Erica Rivinoja, nelle sale dal 5 novembre. “Nella copertina dei libri di Dr. Seuss c’è scritto ‘Posso leggere tutto da solo’. Negli Stati Uniti i bambini imparano a leggere con quelle storie. Io ci ho imparato l’inglese. E ora mi ritrovo a scrivere proprio in quella lingua un film tratto da Dr. Seuss. Il cerchio si chiude”, osserva il regista.

Nato a Bologna nel 1978 e cresciuto a Urbino, Carloni immaginava da adolescente un futuro da musicista o scrittore. Dopo aver studiato letteratura e filosofia a Milano, si è avvicinato all’animazione, lavorando in Germania, Danimarca e Gran Bretagna. Tra i suoi lavori figurano cortometraggi pluripremiati e videoclip musicali, tra cui il noto ‘Che t’aggia dì’, con Adriano Celentano e Mina trasformati in paperi.

Nel 2002 Carloni è arrivato a Hollywood per lavorare alla DreamWorks, contribuendo a produzioni come ‘Kung Fu Panda’ e ‘Dragon Trainer’ e passando dall’animazione allo sviluppo delle storie. La consacrazione è arrivata nel 2016 con la regia, condivisa con Jennifer Yuh Nelson, di ‘Kung Fu Panda 3′.

La sua esperienza internazionale, spiega, è stata utile per adattare sul grande schermo un personaggio profondamente radicato nella cultura statunitense. “Esiste una forma di comicità un po’ assurda, tipicamente italiana, che si sposa bene con quella di Erica (nata e cresciuta in New Mexico)”, dice sorridendo. “Ma essere un immigrato mi ha aiutato a capire quali battute funzionano anche fuori dagli Stati Uniti e quali no. Volevamo rispettare un libro così emblematico e importante per l’immaginario di questo Paese senza però fare un film soltanto per gli statunitensi. Ogni tanto Erica scriveva una battuta fantastica e mi toccava dirle: ‘Bella, ma intraducibile!'”.

Il film segue la vicenda di due fratellini alle prese con un trasloco e le difficoltà di ricominciare. Carloni spiega che i personaggi vengono presentati attraverso il contenuto delle scatole che portano nel nuovo appartamento: il fratellino ama l’oceano e sogna di diventare pilota, la sorella soffre per aver lasciato gli amici e le sue scatole sono piene di ricordi, mentre la madre è l’adulta pragmatica rappresentata dalla quantità di documenti, moduli delle tasse e bollette inscatolate.

Sono proprio quei pacchi a diventare i portali dell’avventura plasmata dal Gatto. “Invece di viaggiare verso un mondo magico lontano, facciamo tuffare i personaggi dentro le scatole. Il viaggio assume una dimensione interiore, un percorso attraverso i ricordi, la nostalgia e il passato. In un certo senso, l’intero film è una metafora della casa. Che cosa significa casa? È il luogo da cui veniamo? Quello dove vogliamo andare? Quello che abbiamo lasciato? Oppure è dove si trovano le persone che amiamo? Alla fine, casa è proprio qui, nel presente”, conclude Carloni, con un sorriso bonario.