Una tappa di emozione e impegno comunitario ad Albenga per la maratona solidale promossa dalla Fondazione Uniti per Paolo ETS. L’iniziativa, che ha fatto sosta nella città di Paolo Sarullo, ha trasformato un appuntamento sportivo in un momento di testimonianza sui temi della prevenzione della violenza, del rispetto, della legalità, dell’inclusione e della solidarietà.
A portare il messaggio lungo il percorso, dall’Isola d’Elba fino ad Albenga, è stato Andrea Pieri, che ha messo la propria passione per la corsa al servizio della causa. La maratona, partita domenica 25 ottobre, ha coinvolto città, istituzioni, associazioni e cittadini con l’obiettivo di trasformare una vicenda dolorosa in un’occasione di sensibilizzazione, soprattutto nei confronti delle nuove generazioni. Il percorso si è concluso in Piazza del Popolo, dove si è svolta la parte finale della tappa.
La vicenda che ha dato origine all’iniziativa riguarda Paolo, rimasto tragicamente colpito da alcuni sconosciuti che, all’esterno di una discoteca locale, volevano rubargli il monopattino elettrico. Paolo non ha potuto essere presente fisicamente ad Albenga, ma si è collegato in video per essere idealmente accanto ai partecipanti, nella sua città e insieme a molte delle persone che lo hanno sostenuto nel percorso di rinascita seguito alla violenta aggressione.
A raccontare l’emozione della giornata è stata la sorella Rossella, che ha rivolto un pensiero agli amici e a tutte le persone che hanno contribuito al percorso di Paolo: “Vedo tantissimi amici che sono nel mio cuore e sono tutte persone che hanno contribuito a questa rinascita di Paolo. Mi commuove molto perché sono persone che hanno conosciuto il dolore più profondo che abbiamo provato e hanno vissuto anche una rinascita”.
Rossella ha dedicato un ringraziamento particolare a Giulia, la ragazza che intervenne tempestivamente quando Paolo era a terra, già in coma, e che prestò i primi soccorsi compiendo manovre che gli salvarono la vita: “Noi non saremmo stati qua se lei non fosse arrivata tempestivamente e non avesse fatto quelle manovre, è stata la prima persona a ridare la vita a Paolo. Se non avesse avuto la prontezza di intervenire e anche la preparazione, molto probabilmente Paolo non avrebbe avuto l’opportunità di fare il miglioramento che poi ha avuto, miracoloso, come dicono i medici”.
Il ringraziamento di Rossella si è esteso all’associazione Viceversa e a tutte le persone che hanno accompagnato la famiglia in questi anni. “È vero che è cambiata la vita di Paolo, ma credetemi che è cambiata anche la vita di questi ragazzi”, ha sottolineato, richiamando l’attenzione sulle conseguenze che simili episodi possono lasciare anche in chi presta aiuto.
Sul palco di Piazza del Popolo è intervenuto anche il sindaco Riccardo Tomatis, che ha ricordato quanto la vicenda abbia segnato la comunità albenganese e il percorso di apprensione seguito dall’aggressione. Ha definito il miglioramento di Paolo “un miracolo di determinazione e forza di volontà” e ha evidenziato l’importanza del lavoro di sensibilizzazione: “Quello che Rossella e Miranda stanno facendo è molto importante: Andrea, ovviamente, ci mette le gambe, loro ci mettono il cuore. Sensibilizzare la nostra comunità riguardo a quanto sia necessario cambiare l’atteggiamento di molti giovani è fondamentale per un futuro migliore”. Tomatis ha inoltre sottolineato il valore del messaggio della Fondazione: “E’ bello pensare che il sacrificio di Paolo possa servire a qualche altro ragazzo per evitare che succeda di nuovo. Questo è il messaggio più bello che stanno portando avanti”, evidenziando come la pace parta dagli atteggiamenti verso gli altri: “C’è troppo odio in questa comunità e questo noi lo vediamo quotidianamente, non solo nei gesti, ma anche nelle parole”.
All’incontro ha partecipato anche Silvia Ravera, impegnata nella diffusione e nel riconoscimento del termine “atéfano”, che identifica i genitori che hanno perso uno o più figli. Andrea Pieri ha portato la parola stampata sul petto. Ravera ha ricordato l’importanza del riconoscimento e dell’assistenza: “Abbiamo bisogno di essere riconosciuti, abbiamo bisogno di non essere invisibili, abbiamo bisogno di chi si prende cura di noi”, sottolineando il valore della collaborazione tra realtà associative.
La tappa di Albenga ha così unito storie personali, testimonianze e impegno collettivo, con la presenza ideale di Paolo accanto alla sorella Rossella, a Miranda, ad Andrea Pieri e a tutte le persone che cercano di trasformare una vicenda di violenza in un’occasione di cambiamento. Il senso della maratona, oltre ai chilometri percorsi, è stato quello di costruire una cultura del rispetto, contrastare l’indifferenza e ricordare soprattutto ai più giovani che azioni e parole possono fare la differenza, anche salvare una vita.






























































