“Manca loro il fallire, l’idea di non aver successo, mancano insomma produzioni indipendenti. Sono alla ricerca del grande film che sarà diffuso in tutto il mondo”. Lo ha detto Francesco Verso, editore e scrittore di fantascienza, parlando dei limiti del cinema di fantascienza cinese.
Verso ha pronunciato queste osservazioni rispondendo a una domanda sullo stato della cinematografia cinese del settore, definita molto sviluppata e di buon livello, durante un incontro sul soft power della fantascienza in cui dibatteva con il giornalista scientifico Fabio Pagan, nell’ambito del Trieste Science+Fiction Festival.
Conosciuto anche per la sua attività di mediatore culturale con la Cina e con una casa editrice, Future Fiction, che vanta il catalogo più corposo di libri cinesi fuori dalla Cina, Verso ha descritto la fantascienza cinese come “la novità più incredibile degli ultimi cinquanta anni, per visionarietà e per sostegno del governo, dopo quelle americana e inglese”.
Nel suo intervento ha ripercorso lo sviluppo del genere in Cina: dagli esordi con Lu Xun nei primi decenni del ‘900, fino alla New Wave rappresentata dai cosiddetti “tre generali cinesi” — Liu Cixin, Wang Jinkang e Han Song. Ha ricordato in particolare Liu Cixin, autore de Il problema dei tre corpi, indicandolo come l’unico scrittore non occidentale ad aver vinto il premio Hugo (nel 2015); il libro ha venduto 7 milioni di copie in Cina ed è stato tradotto in molte lingue.
Secondo Verso, la fantascienza cinese ha oggi messo a punto “una strategia di soft power”, sostenuta dalle nuove generazioni di autori, compresi i millennials. L’autrice più nota, ha aggiunto, è Hao Jingfang.
Stasera è prevista l’inaugurazione del Festival.



























































