Lunedì 19 ottobre, alle 9.45 nella sede della Provincia, il presidente Luca Robaldo presenterà alla stampa la sua relazione di fine mandato, a conclusione dei suoi “primi” quattro anni alla guida dell’ente. L’aggettivo è motivato dal fatto che, nelle elezioni del 29 novembre, Robaldo non avrà concorrenti e la sua rielezione per un ulteriore mandato appare quindi scontata, salvo che nel corso del quadriennio non si aprano per lui altre strade.
Più complessa è la partita per la composizione del Consiglio provinciale. Dopo il fallimento delle iniziative dei mediatori finora intervenuti, si attende un ultimo tentativo da parte del presidente della Regione e vicepresidente nazionale di Forza Italia, Alberto Cirio. L’ipotesi di un’intesa generale è sostenuta ancora da Forza Italia e dal Pd, mentre Fratelli d’Italia ha registrato la contrarietà dei vertici nazionali, in primo luogo del ministro Guido Crosetto. La Lega si è invece sfilata dopo che gli ultimi tentativi del senatore Giorgio Maria Bergesio non hanno avuto successo; la perdita della posizione di maggioranza relativa nella Granda ha lasciato la palla a Fratelli d’Italia.
La soluzione unitaria sarebbe gradita sia a Forza Italia sia al Pd perché risolverebbe alcune criticità. Per gli azzurri significherebbe la riconferma senza contraccolpi dei tre consiglieri uscenti Massimo Antoniotti (consigliere di Borgomale), Roberto Baldi (sindaco di Bagnolo) e Simone Manzone (sindaco di Guarene). Per il Pd, pur con la perdita di un seggio, eviterebbe l’imbarazzo di dover predisporre una lista in un momento in cui il partito “non è nella sua forma più smagliante”.
Lo schema circolante prevede, in sostanza, cinque consiglieri al centrodestra (tre di Forza Italia, uno a Fratelli d’Italia e uno alla Lega), quattro al Patto Civico e tre al Pd-centrosinistra. Si tratta però di uno scenario appeso a un filo, su cui le diplomazie continuano a lavorare.
Resta aperta la questione della rappresentanza di genere: su 12 consiglieri le donne, secondo la normativa, dovrebbero essere almeno tre se non quattro. Il problema riguarda soprattutto il centrodestra, dove le figure femminili sembrano scarseggiare. La Lega potrebbe proporre Simona Giaccardi, presidente del Consiglio comunale a Fossano, oppure Katia Manassero, consigliere di minoranza a Borgo San Dalmazzo; tuttavia la seconda opzione è complicata dal fatto che il Patto Civico, pure da Borgo, punta sulla vicesindaco Clelia Imberti.
Il Patto Civico, riproponendo l’uscente Ivana Casale, sindaca di Manta, appare la formazione meglio attrezzata su questo fronte. Tra i quattro “pattisti” verrebbero inseriti Silvano Dovetta, sindaco di Venasca, e Pietro Danna, consigliere comunale a Monastero Vasco. Cederebbe il passo, come ha già lasciato intendere lui stesso, Vincenzo Pellegrino, capogruppo consiliare di Centro per Cuneo.
Per il Pd, accanto ad Alberto Gatto (sindaco di Alba, o comunque a favore di un amministratore della sua maggioranza) e a Davide Sannazzaro, sindaco di Cavallermaggiore e segretario provinciale, sembra intenzione del partito schierare Stefania Dalmasso, sindaca di Piasco. La perdita di un seggio rispetto ai quattro precedenti complica però il quadro per il centrosinistra: resterebbero esclusi, salvo scelte autonome, gli uscenti Stefania D’Ulisse, capogruppo di Cuneo Solidale, e Loris Emanuel, sindaco di Moiola e presidente dell’Unione montana Valle Stura.
Per Fratelli d’Italia, ammesso che Cirio riesca a ricomporre la lista unica, il posto sarebbe assegnato a Rocco Pulitanò, consigliere di minoranza a Mondovì e braccio destro del super assessore regionale Paolo Bongioanni.
Tra una settimana o poco più si capirà se il presidente Cirio riuscirà a far sedere tutti attorno a un tavolo e con quali argomentazioni proverà a persuaderli a varare un “governissimo” che, se formato, resterà in carica fino al 2030.
































































