martedì, Novembre 3, 2026
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Piemonte, artigianato in flessione nel terzo trimestre 2026: saldo -45 imprese, Cuneo -8

L’artigianato piemontese registra una flessione e si colloca al terzo posto in Italia, a pari merito con l’Umbria, per tasso di decremento nel terzo trimestre del 2026. Peggio hanno fatto le Marche e il Veneto, che segnano i cali più marcati.

Tra luglio e settembre le imprese artigiane piemontesi hanno avuto 1.448 nuove iscrizioni e 1.493 cessazioni, con un saldo negativo di 45 attività e un tasso di flessione pari a -0,04%. Al 30 settembre lo stock complessivo delle imprese artigiane in regione è arrivato a 112.858 unità. Il risultato piemontese si allinea alle difficoltà osservate anche in Veneto (-0,18%) e Marche (-0,27%).

In termini assoluti la provincia di Torino guida la graduatoria regionale in negativo: 792 nuove imprese contro 846 cessazioni, con un saldo di -54 attività. Seguono Biella (44 iscrizioni, 56 cessazioni, saldo -12), Cuneo (194 iscrizioni, 202 cessazioni, saldo -8), Verbania (29 iscrizioni, 32 cessazioni, saldo -3) e Novara (105 iscrizioni, 107 cessazioni, saldo -2). Chiudono la classifica in positivo Vercelli, con 48 iscrizioni e 44 cessazioni (+4), e Asti, con 87 iscrizioni e 78 cessazioni (+9).

Il quadro dell’artigianato emerge in controtendenza rispetto all’andamento complessivo dell’economia regionale: considerando tutte le attività economiche, il Piemonte conta 415.674 imprese registrate e chiude il terzo trimestre con un saldo di 694 unità e un tasso di crescita dello 0,17%. L’artigianato, dunque, risulta in maggiore sofferenza rispetto al sistema imprenditoriale nel suo complesso.

I dati sulla demografia delle imprese artigiane piemontesi nel terzo trimestre del 2026 sono stati elaborati dall’Ufficio Studi di Confartigianato Imprese, su fonte Movimprese e dati Infocamere-UnionCamere.

“Pur essendo variazioni percentuali contenute, per il nostro settore rappresentano un campanello d’allarme”, commenta Giorgio Felici, presidente di Confartigianato Imprese Piemonte, ricordando che a livello nazionale le imprese artigiane sono in crescita (+0,11%). Felici sottolinea come “da alcuni mesi le imprese artigiane stanno attraversando una congiuntura particolarmente negativa”: in particolare il settore dell’autotrasporto sta affrontando “una tempesta perfetta” con l’aumento dei costi operativi, rapporti tesi con la committenza, margini ridotti e una volatilità dei prezzi che impedisce la pianificazione di medio periodo. Secondo il presidente, il caro gasolio ha portato a un aumento del diesel, da gennaio, del 40%, con costi non più assorbibili dalle imprese. Inoltre, a maggio 2026 i prezzi al consumo dei beni energetici sono tornati a crescere in doppia cifra su base annua (+12,0% rispetto a maggio 2025, dal +9,3% registrato ad aprile), con un extra costo di 262 milioni rispetto alla media europea.

“Un andamento che penalizza il ruolo delle imprese artigiane nell’economia regionale, pur lasciando emergere differenze territoriali che richiedono attenzione”, prosegue Felici, spiegando che la sfida è trasformare “questa decrescita disomogenea in una crescita omogenea, sostenendo la nascita di nuove imprese, la continuità delle attività esistenti e la capacità dell’artigianato di creare lavoro e mantenere vive le comunità locali”.

Conclude il presidente di Confartigianato Imprese Piemonte: “Dobbiamo continuare a impegnarci per mettere gli imprenditori nelle condizioni di investire, assumere giovani e trasmettere competenze che spesso rappresentano il frutto di decenni di esperienza. Alle Istituzioni continuiamo a proporre un confronto concreto e continuativo, con misure semplici, tempi certi e risorse adeguate. Non chiediamo privilegi, ma condizioni eque per fare impresa, competere e creare occupazione. Ora dobbiamo lavorare insieme per invertire questa tendenza e aprire una prospettiva concreta per il futuro economico e sociale del nostro territorio”.