Brescia. Un attacco informatico coordinato ha colpito nella notte tra domenica e lunedì i sistemi di refrigerazione commerciale di diversi Paesi europei, provocando il deterioramento di grandi quantità di alimenti e la chiusura temporanea di alcuni punti vendita. Le autorità definiscono l’episodio come il primo grande sabotaggio infrastrutturale di massa alla grande distribuzione.
L’anomalia ha interessato soprattutto Svezia, Belgio, Paesi Bassi, Irlanda, Finlandia, Estonia e Lussemburgo. Secondo le ricostruzioni tecniche, gli aggressori non hanno spento le macchine — cosa che avrebbe attivato gli allarmi per blackout — ma hanno manomesso da remoto i software di gestione, modificando i parametri operativi e invertendo i termostati fino a spingere le temperature “fino a 50-70 gradi sopra lo zero”. In poche ore tonnellate di surgelati e prodotti freschi si sono deperite.
L’episodio replica una precedente azione pilota avvenuta in Francia a metà ottobre. Dove i sistemi di controllo erano esposti senza adeguate protezioni gli hacker sono riusciti a entrare con facilità nella configurazione dei pannelli di controllo; dove erano presenti difese aggiornate l’attacco non ha prodotto danni.
In Italia l’impatto è stato definito “fortemente limitato”. In una riunione a Palazzo Chigi, presieduta dal sottosegretario Alfredo Mantovano, l’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale (ACN) e la Polizia Postale hanno rilevato anomalie mirate in una dozzina di supermercati a marchio Coop in Sicilia, nelle province di Catania e Palermo, oltre a problemi isolati in uno stabilimento emiliano di surgelati e in un’azienda di ristorazione in Toscana.
Le autorità hanno escluso rischi per la salute pubblica. La merce compromessa è stata intercettata dal personale dei negozi e avviata allo smaltimento; l’ACN ha attivato un canale diretto con i Nuclei Antisofisticazioni e Sanità (NAS) dei Carabinieri per ispezioni rapide e preventive, per evitare la reimmissione sul mercato di prodotti deteriorati.
Le indagini tecniche si concentrano sulle architetture IoT che regolano la refrigerazione industriale. Il testo indica come bersaglio le centraline connesse che monitorano i flussi di temperatura, molte prodotte da aziende del settore come la danese Danfoss. La vulnerabilità è stata favorita dall’esposizione diretta di molti impianti a Internet, dall’uso di credenziali di fabbrica mai modificate o di password deboli.
L’assenza di richieste di riscatto ha orientato le valutazioni verso una matrice non economica dell’operazione. Le intelligence europee e la Commissione Ue parlano di una strategia di “guerra ibrida”, con l’obiettivo di colpire la quotidianità dei cittadini e minare la fiducia nelle istituzioni. La Polizia Postale, in contatto con Europol, sta seguendo la pista di collettivi hacker filorussi ritenuti specializzati in azioni dimostrative di disturbo in concomitanza con tensioni internazionali.
L’ACN ha diffuso un vademecum tecnico d’urgenza per la filiera agroalimentare e della logistica italiana, che raccomanda l’isolamento immediato dei sistemi di telecontrollo dalla rete internet pubblica, il cambio obbligatorio delle password di default e l’applicazione tempestiva degli aggiornamenti firmware forniti dai produttori.
Esperti di sicurezza segnalano che il fenomeno è esteso. Joachim Wagner, portavoce delle agenzie di sicurezza informatica europee, ha sottolineato che “siamo davanti a un problema di esposizione superficiale. Terze persone non autorizzate riescono a manipolare attraverso Internet i sistemi di controllo degli impianti di refrigerazione accessibili direttamente dalla rete. In molti casi, per risolvere l’emergenza, le aziende hanno dovuto disconnettere fisicamente i macchinari dal web e reimpostarli manualmente sul posto”.
Analisti del centro di ricerca Forescout Research – Vedere Labs evidenziano che la criticità riguarda oltre la grande distribuzione: una mappatura recente ha rilevato quasi 13.000 controlli di refrigerazione industriale accessibili online in 99 Paesi, inclusi impianti in ospedali, centri di stoccaggio farmaceutico e grandi fattorie, molti ancora protetti da password di fabbrica o privi di protocolli di autenticazione.






























































