martedì, Novembre 3, 2026
Home Informazione Locale Brescia Brescia, commemorazione al Famedio per Franco Castrezzati, Vasco Frati e Augusto Preti

Brescia, commemorazione al Famedio per Franco Castrezzati, Vasco Frati e Augusto Preti

A Brescia, lunedì 9 novembre alle 15, nel Cimitero Vantiniano di via Milano 17, si terrà la celebrazione dei bresciani illustri commemorati al Famedio. La Commissione consultiva per le onoranze al Famedio ha individuato, nello scorso mese di ottobre, i personaggi illustri deceduti nel 2025 che saranno ricordati nello spazio apposito: Franco Castrezzati, Vasco Frati e Augusto Preti.

La cerimonia verrà introdotta dalla sindaca Laura Castelletti. Durante l’incontro Simone Salvi (voce) e Giovanni Colombo (pianoforte digitale) eseguiranno musiche tratte dal repertorio sacro e pagine di Leonard Cohen; le letture saranno a cura di Silvia Pace. A partire dalle 14.30, all’ingresso principale del cimitero, sarà messa a disposizione un’auto per accompagnare fino al Famedio i cittadini che hanno difficoltà a deambulare.

Franco Castrezzati (Cellatica, 21 aprile 1926 – 14 ottobre 2025). Figura di rilievo nella storia civile, politica e sindacale di Brescia, Castrezzati è stato descritto come testimone della libertà, uomo di dialogo e di valori che ha dedicato la vita al lavoro e alla ricerca della giustizia sociale. Studiò in Seminario fino alla quinta ginnasio e lavorò come correttore di bozze alla casa editrice Morcelliana. Nel gennaio del 1944, alla richiesta di arruolamento della Repubblica Sociale per i nati nel primo semestre del 1926, si nascose, fuggì, venne arrestato, picchiato e maltrattato; scampò alla fucilazione perché minorenne e riuscì a unirsi poi ai partigiani delle Fiamme Verdi in Valle Camonica. Dopo la Liberazione iniziò l’attività sindacale su proposta di Angelo Gitti; partecipò all’esperienza fondativa della Cisl, impegnandosi inizialmente con i lavoratori dell’agricoltura e poi per vent’anni con quelli dell’industria metalmeccanica. Pur avendo incarichi nazionali, rifiutò ruoli regionali; dal 1978 al 1981 fu segretario provinciale della Cisl. È ricordato per la sua battaglia per i diritti dei lavoratori, per la democrazia nei luoghi di lavoro e per l’importanza data alla formazione dei lavoratori. Fu inoltre la “voce della strage”: il 28 maggio 1974 tenne il discorso sul palco di piazza della Loggia durante la manifestazione antifascista, intervento drammaticamente interrotto dall’esplosione che causò la morte di otto persone e il ferimento di oltre cento. Il suo intervento avrebbe dovuto concludersi con queste parole: “Se vogliamo assestare un colpo salutare ai rigurgiti fascisti, diamo un volto più preciso a questa nostra democrazia. Diamogli il volto della libertà ma di una libertà sostanziale e non solo formale; della libertà del bisogno, della libertà di stampa anche per quanti non hanno i mezzi per comprare più testate dei quotidiani. Diamogli il volto della partecipazione, di un governo cioè nel quale il popolo si vede, si specchia e si sente rappresentato. Diamogli il volto della giustizia attraverso la quale l’eguaglianza fra tutti i cittadini sia esaltata in coerenza con i valori di dignità della persona umana”. Castrezzati è ricordato come punto di riferimento per la trasmissione della memoria storica, dell’antifascismo e dell’impegno democratico e sociale.

Vasco Frati (Brescia, 10 giugno 1930 – 15 dicembre 2025). Storico, amministratore pubblico e animatore di istituzioni culturali, Frati ha unito impegno politico-amministrativo, studio, insegnamento e responsabilità in realtà cittadine come il Teatro Grande, la Banda cittadina e l’Associazione Artisti Bresciani. Dopo la maturità al liceo ginnasio Arnaldo si laureò in Lettere moderne all’Università Cattolica di Milano e svolse una lunga carriera di insegnamento, concludendola all’Istituto Tecnico “Nicolò Tartaglia”. Iscritto al Psi e appartenente a una corrente minoritaria legata a Riccardo Lombardi, fu eletto consigliere comunale nel 1975 e, nel 1976, assessore alla Cultura nella giunta guidata da Cesare Trebeschi: per la prima volta la delega alla Cultura era separata dall’Istruzione. Fu assessore dal 1976 al 1981 e successivamente dal 1985 al 1987 con il sindaco Pietro Padula; il suo lavoro di governo è considerato periodizzante nella storia amministrativa cittadina e ha gettato le basi per sviluppi che hanno portato alla designazione di Brescia a Capitale Italiana della Cultura insieme a Bergamo nel 2023. Durante il suo assessorato furono varati il progetto del Museo della città secondo il disegno di Andrea Emiliani, riavviati i lavori per il recupero funzionale dell’ex monastero di Santa Giulia, ideati il “Maggio culturale” e “L’estate aperta”, e promosse un’intensa attività espositiva e didattica attraverso i Civici musei. Fu anche studioso di storia locale: un suo testo su Arnaldo da Brescia fu alla base dello spettacolo del Ctb “Fate tacere quell’uomo” di Massimo Castri; ha firmato lavori su storia moderna, storia del costume e storia urbana e ha raccolto i suoi interventi sulla politica culturale nel volume “Percorsi di un intellettuale a Brescia” (La Quadra, 2020). Dopo l’impegno politico è stato membro dal 1977 al 1994 della Deputazione del Teatro Grande, presidente dell’Associazione filarmonica “Isidoro Capitanio” (con la quale nel 1985 fondò la rivista bimestrale “Brescia Musica”) e dal 1993 al 2013 presidente dell’Associazione Artisti Bresciani, della quale è poi rimasto presidente onorario. La città gli ha conferito il Grosso d’oro nel 2006 e il Premio Brescianità nel 2013.

Augusto Preti (Brescia, 20 novembre 1941 – 28 marzo 2025). Biochimico e primo rettore dell’Università degli Studi di Brescia, Preti si laureò in Scienze Biologiche nel 1965 all’Università degli Studi di Milano, dove divenne professore ordinario di Chimica biologica dal 1980. Scelse di trasferirsi nel 1982 nella nascente Università di Brescia. La sua carriera scientifica si svolse nel campo della neurochimica, con particolare riferimento alla chimica degli zuccheri; era riconosciuto come docente aperto al dialogo e alla discussione dei risultati di laboratorio, caratterizzato da rigore metodologico, onestà intellettuale ed etica professionale. Gli incarichi istituzionali per la neonata università ne ridussero progressivamente l’impegno diretto nella ricerca, pur mantenendo la ricerca tra le sue passioni. Preti lavorò per realizzare l’intuizione dei sindaci Bruno Boni e Cesare Trebeschi e di un gruppo di professori che vollero un ateneo statale autonomo a Brescia, assorbendo corsi satelliti da Parma, dal Politecnico di Milano e dall’Università degli Studi di Milano; l’istituzione dell’Università di Brescia trovò compimento con la legge n. 590 del 14 agosto 1982. Dopo un periodo iniziale presieduto da Attilio Gastaldi, Preti fu eletto rettore nell’anno accademico 1983-1984 e mantenne la carica per ventisette anni, fino al 31 ottobre 2010. Sotto la sua guida l’Ateneo raggiunse traguardi scientifici e infrastrutturali: realizzò il Campus Nord, acquisì e restaurò edifici storici per uffici amministrativi e alcune facoltà (palazzi Martinengo Palatini, Calini ai Fiumi e Bettoni Cazzago; i monasteri di Santa Chiara e di San Faustino; i chiostri del Carmine), scelte condivise con le autorità locali per integrare l’università nel tessuto urbano e valorizzare il patrimonio monumentale. Le linee portanti della sua azione furono la risposta ai bisogni del territorio, con l’istituzione di corsi in ambito economico, ingegneristico, sanitario e giuridico, e la rigenerazione di edifici storici per costituire un campus diffuso nel centro storico. Terminato il mandato da rettore, Preti proseguì l’impegno per le nuove generazioni portando a compimento la realizzazione del Collegio Universitario Luigi Lucchini, di cui fu il primo presidente dal 2011 al 2018.