Filippo Blengino ha rassegnato le dimissioni dalla segreteria nazionale di Radicali Italiani. In una lettera dai toni duri il giovane dirigente cuneese, nato il 20 giugno 2000, denuncia “una degenerazione politica e gravi irregolarità” che a suo avviso impedirebbero lo svolgimento di un congresso regolare. La rottura arriva alla vigilia del XXIV Congresso e, secondo lo stesso Blengino, coinvolgerebbe anche altri esponenti degli organi nazionali che avrebbero deciso di dimettersi a loro volta.
Blengino motiva la scelta soprattutto con anomalie nella gestione delle iscrizioni e con irregolarità che riguardano il prossimo congresso: “Ho deciso di rassegnare le mie dimissioni dalla carica di Segretario nazionale di Radicali Italiani. È una scelta profondamente dolorosa, maturata di fronte a una degenerazione politica e a gravi irregolarità che impediscono la tenuta di un congresso regolare”, scrive nella lettera.
Le critiche si estendono oltre le procedure congressuali e investono l’identità e la gestione politica del movimento. “In Radicali Italiani non è rimasto più nulla di radicale. Un movimento nato per combattere la partitocrazia ne è diventato una delle più grottesche rappresentazioni”, attacca Blengino, puntando il dito contro la presidenza di Matteo Hallissey. Nella missiva parla di una “concezione proprietaria del partito” e di una “setta politica” in cui, secondo lui, la fedeltà personale avrebbe soppiantato le competenze, mentre gli organi statutari sarebbero stati trasformati in strumenti di ratifica di decisioni prese altrove.
Nella lettera vengono inoltre sollevate criticità sulla gestione delle risorse, sulla trasparenza di alcune iniziative — tra cui la campagna Stop Tassa Etica — e sull’ipotesi di utilizzare Radicali Italiani come strumento di conflitto interno a Più Europa al servizio di ambizioni personali. Accuse che delineano, per il segretario dimissionario, una frattura politica ormai conclamata.
Il percorso politico di Blengino era iniziato giovanissimo. Dopo gli studi superiori a Cuneo si è iscritto a Giurisprudenza, prima all’Università di Torino e poi alla Roma Tre. Si è avvicinato al mondo radicale dopo la morte di Marco Pannella, nel 2016, partecipando alla campagna “Ero Straniero” per i diritti dei migranti. Ha ricoperto i ruoli di segretario di Radicali Cuneo “Gianfranco Donadei”, vicepresidente del Comitato nazionale, tesoriere nazionale dal gennaio 2024 e, infine, segretario nazionale, eletto l’8 dicembre 2024 al XXIII Congresso di Torino, quando aveva 24 anni.
Blengino è noto per le battaglie contro il proibizionismo e per la legalizzazione della cannabis, spesso condotte con azioni di disobbedienza civile. Nel 2021 era stato denunciato per istigazione all’uso di sostanze stupefacenti dopo la pubblicazione di un video in cui mostrava una piantina di marijuana. Nel dicembre 2024 si era autodenunciato per contestare disposizioni del nuovo Codice della strada riguardanti la guida dopo l’assunzione di sostanze stupefacenti, e nel maggio 2025 aveva aperto simbolicamente un negozio nella sede del partito protestando contro le restrizioni sulla cannabis light, autodenunciandosi per le nuove norme sul CBD. Le sue iniziative si sono svolte anche attraverso manifestazioni e flash mob in diverse città, compresa Cuneo.
Altro fronte centrale dell’impegno di Blengino è stato quello sulle condizioni delle carceri e i diritti dei detenuti: con la campagna “Devi vedere” ha promosso visite negli istituti penitenziari, denunciando sovraffollamento e criticità, richiamando anche l’attenzione sulle condizioni del carcere di Cuneo. Tra le sue battaglie compaiono inoltre la difesa di Radio Radicale, il voto fuori sede, la laicità dello Stato e le denunce sulle condizioni dei Centri di Permanenza per il Rimpatrio (CPR).
Con la decisione di dimettersi Blengino prende le distanze da una dirigenza che, a suo giudizio, ha tradito i principi fondativi del movimento: “Non intendo prestare ulteriormente il mio nome, il mio ruolo e la mia responsabilità a questa degenerazione”, scrive, ringraziando i compagni con cui ha condiviso dieci anni di militanza. Conclude affermando: “Lascio un partito che non riconosco più, ma non rinnego neppure un giorno delle lotte che abbiamo condotto”.






























































