L’estate che volge al termine porta con sé alcuni ritorni discografici: tra questi “Lost Weekend” di Phoebe Bridgers, “Massive Champion” dei Getdown Services e il nuovo lavoro degli Interpol. Il gruppo newyorchese, esploso nel 2002 con l’esordio “Turn on the Bright Lights”, aveva conquistato una generazione cresciuta con i dischi postpunk dei genitori; il successivo “Antics” del 2004 aveva in parte replicato quella maestosità. Nei due decenni successivi gli Interpol si sono affermati come band di culto, arrivando nel 2024 a radunare centosessantamila persone a Città del Messico, nonostante una produzione discografica giudicata da alcuni dal sound piuttosto statico ma capace comunque di offrire brani intensi come “Pioneer to the Falls” e “All the Rage Back Home”.
Il quadro sonoro si modifica con “This Mirror Weighs a Ton”, album al quale ha collaborato in fase di produzione Andrew Wyatt, noto per il lavoro con artisti come Rosalía e Charli Xcx. Quest’ultima ha da poco pubblicato “Music, Fashion, Film”, definito un disco “post-Brat” che riflette sul rapporto tra fama, identità e immagine pubblica e che spinge verso territori più rock.
La copertina del nuovo album riprende l’opera Asymmetric Love Number 2 (2013) dell’artista americana Addie Wagenknecht, costruita con vecchi cavi per internet Dsl, acciaio e telecamere a circuito chiuso: un lampadario che richiama atmosfere distopiche e induce a riflettere sul monitoraggio delle relazioni sociali e digitali. Il titolo dell’album nasce dal processo creativo del cantante Paul Banks, basato sull’improvvisazione melodica e testuale, una sorta di stream of consciousness che attraversa anche la title track.
La traccia d’apertura, “This Mirror Weighs a Ton”, è descritta come un flusso malinconico attraversato da una dolcezza minimalista, contaminato da radio e telefoni e sorretto dalla voce di Juliet Seger, moglie di Banks. “See Out Loud” torna invece a un classicismo tipico degli Interpol, con la particolarità del ritorno alla voce del chitarrista Daniel Kessler. In “Iron City” si alternano immagini di passeggiate per Central Park e riferimenti a un “bagliore” digitale: chitarre discrete, un pianoforte portante e la batteria chirurgica di Sam Fogarino tengono insieme il pezzo.
Altri momenti dell’album mostrano un’energia variabile: gli intrecci di chitarra di “Wounded Soldier” precedono “Wings on Fire”, che alza il livello di intensità, mentre “Ever the Actor” riporta a toni più oscuri. “So Rides the Reindeer” si distingue per il trattamento della batteria e una chitarra acustica in primo piano, al punto da rendere difficile identificarla immediatamente come un brano degli Interpol fino all’ingresso della voce. Banks alterna quadretti quotidiani — con riferimenti a «colori vivaci su abiti semplici» — a momenti di poetica decadente, come nella frase «ho sostituito il mio volto con i tuoi occhi» presente in “Darling Thoughts”, la cui seconda parte è indicata come uno dei passaggi migliori del disco.
Altri brani sperimentano strade diverse: “Wake Up” propone un riff di chitarra descritto in stile Foals, mentre il motivo di pianoforte in “Enemy” viene accostato ai Sigur Rós per il modo in cui accompagna la rappresentazione di un amore difficile. L’album si chiude con la malinconia di “Sudden”, preceduta da “Bird and the Serpent”, dove Banks racconta di un’estate che ha catturato la sua tristezza.



























































