A oltre ottant’anni dal termine della Seconda guerra mondiale la Corte d’Appello di Brescia ha aumentato da 55 a 115 euro, per ogni giorno di prigionia, il risarcimento riconosciuto agli eredi dei soldati italiani deportati nei campi nazisti dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943.
La sentenza respinge l’appello presentato dal ministero dell’Economia e delle Finanze e dalla Presidenza del Consiglio dei ministri contro la precedente decisione del Tribunale di Brescia del settembre 2025. Sono state accolte invece parzialmente le richieste degli eredi, che avevano contestato la quantificazione dei danni.
I risarcimenti stabiliti arrivano fino a 134.205 euro. La Corte ha inoltre riconosciuto 80mila euro a un’erede per la perdita di un familiare morto durante l’internamento nel campo di Stalag VI C.
Nella motivazione i giudici ricordano che “la responsabilità per i crimini di guerra rimane attribuita in via esclusiva allo Stato tedesco” e che il ruolo dello Stato italiano, attraverso il Fondo istituito presso il Ministero delle Economie e delle Finanze, riguarda la fase di attuazione delle condanne. I giudici richiamano inoltre la giurisprudenza costituzionale secondo cui la tutela dei diritti fondamentali delle vittime dei crimini contro l’umanità prevale, nell’ordinamento italiano, sull’immunità degli Stati esteri.






























































