“Il 13 novembre, alle 20.45, nelle Opere parrocchiali della Chiesa di Gesù Redentore (via 4 Novembre 45) a Borgio Verezzi, vi invitiamo a incontrarci per capire la gravità della situazione, come organizzarci e cosa chiedere alle istituzioni. Lo faremo dal basso, con l’aiuto di medici, geologi, chimici, avvocati e delle persone di territori come Verona e Vicenza, che il problema lo hanno già affrontato”.
Con questo invito, il Comitato Savonese Acqua Bene Comune, insieme ad Attac Savona, Medicina Democratica, Meteo della Nostra Acqua Comitato Ligure, Rete Liguria Bene Comune e Rete Zero PFAS Liguria, annuncia un incontro pubblico sull’emergenza Pfas. Le associazioni ricordano che, dallo scorso 23 settembre a Borgio Verezzi e dal 13 ottobre a Borgio Verezzi, la popolazione si trova costretta “al non poter utilizzare l’acqua di rete come potabile”.
All’incontro interverranno esponenti del movimento e specialisti. Introduce Roberto Melone, del Comitato Savonese Acqua Bene Comune; Michela Piccoli, delle Mamme “No Pfas”, spiegherà cosa sono i Pfas, da dove arrivano e dove si trovano. Il dottor Francesco Bertola parlerà dei danni alla salute, mentre Alessandro Dighero, di Rete Liguria Bene Comune e di Rete Zero PFAS Liguria, affronterà il tema delle istituzioni: mancanze, silenzi, ruolo e rivendicazioni.
Le associazioni sottolineano che i Pfas entrano nell’organismo soprattutto con il cibo e con l’acqua e tendono ad accumularsi nei tessuti, motivo per cui sono definiti “inquinanti eterni”. Secondo quanto riportato, la contaminazione riguarda tutta la popolazione, con un’esposizione particolarmente elevata per i bambini: i neonati li incontrerebbero già in gravidanza e attraverso l’allattamento. Studi citati dalle associazioni associano i Pfas a un aumento del colesterolo e degli enzimi epatici, a una risposta ridotta ai vaccini, a un indebolimento del sistema immunitario nei bambini, a disturbi alla tiroide e all’ipertensione in gravidanza. Alcuni composti sono considerati cancerogeni: “l’agenzia internazionale per la ricerca sul cancro ha classificato il Pfoa come cancerogeno per l’essere umano”, si legge nella nota.
Le organizzazioni affermano di non aver aspettato istituzioni: hanno acceso i riflettori su Borgio Verezzi e Pietra Ligure, collegando il caso alle ex discariche dell’entroterra e ai rifiuti da cantiere. Hanno chiesto a Regione e ARPAL “i dati completi, non la sola somma dei Pfas, che nasconde parte della verità”. La questione è stata portata nei municipi con richieste di rendere pubblici i materiali usati nei cantieri e con la preparazione di un secondo accesso civico sullo stesso tema.
Sulla reazione della Regione, le associazioni denunciano “silenzio totale”: nessun controllo sanitario sul sangue dei cittadini, nessuna risposta sui dati e nessun tavolo con le comunità. Per questo motivo, concludono gli organizzatori, si terrà l’incontro del 13 novembre, aperto alla cittadinanza.






























































