giovedì, Ottobre 22, 2026
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Italia: mercato dei libri da 1,8 miliardi, l’83% dei Comuni è senza libreria

Un comparto che muove 1,8 miliardi di euro, dà lavoro a circa 12.200 addetti distribuiti in 4.451 esercizi commerciali, ma che convive con una forte disomogeneità territoriale: l’83 per cento dei Comuni italiani risulta privo di una libreria. È quanto emerge dal nuovo rapporto promosso da Ali – Associazione Librai Italiani Confcommercio e realizzato insieme al Centro Studi Guglielmo Tagliacarne, presentato a Roma a Palazzo Altemps in occasione degli Stati Generali delle Librerie, evento organizzato in sinergia con il Piano Olivetti per la Cultura e il Centro per il Libro e la Lettura.

Dalla ricerca viene fuori il profilo del libraio tipo: età media 53 anni, spesso fondatore della propria attività, che svolge una triplice funzione di imprenditore, operatore culturale e punto di riferimento per la comunità. Il 65,7 per cento dei professionisti indica nella capacità di interazione e di ascolto verso il pubblico l’attitudine chiave del mestiere, una qualità che si traduce in elevata fidelizzazione: circa sette acquirenti su dieci frequentano abitualmente lo stesso punto vendita.

Nonostante l’integrazione delle tecnologie digitali nella gestione quotidiana, lo spazio fisico resta predominante e genera quasi l’80 per cento dell’intero fatturato aziendale. I margini operativi risultano contenuti e la redditività complessiva fragile, ma gli operatori mostrano propensione al cambiamento: l’83,4 per cento dei librai prevede trasformazioni operative nei prossimi anni.

Tra il 2017 e il 2025 la rete delle librerie che trattano testi nuovi è rimasta sostanzialmente stabile, mentre il segmento dell’usato ha registrato una crescita del 7,9 per cento. Sul fronte occupazionale, i livelli sono aumentati del 9,1 per cento nel comparto del nuovo e del 16,8 per cento in quello dell’usato, con un progressivo incremento dell’impiego giovanile. Di rilievo la componente femminile: rappresenta il 65,8 per cento della forza lavoro nel settore del nuovo e il 60,4 per cento in quello dell’usato. Il profilo dei dipendenti è generalmente qualificato, visto che l’85 per cento possiede almeno un diploma di scuola secondaria.

La distribuzione geografica mostra un’Italia divisa: il Mezzogiorno ospita il 30,8 per cento degli esercizi commerciali, seguito dal Nord-Ovest con il 25,8 per cento, dal Centro con il 23,7 per cento e dal Nord-Est con il 19,7 per cento; Lombardia e Lazio insieme concentrano oltre un quarto del totale nazionale. Il mercato dell’usato appare invece più polarizzato nel Centro-Nord: Lazio, Centro e Nord-Ovest superano il 60 per cento delle attività. Le realtà indipendenti continuano a costituire la spina dorsale del settore, rappresentando oltre tre quarti dei punti vendita complessivi.

Commentando i risultati, il presidente di Ali Confcommercio, Paolo Ambrosini, ha sottolineato: “Le librerie sono molto più di attività commerciali: sono imprese che generano lavoro e valore, ma anche presìdi culturali e sociali fondamentali per le comunità. Servono interventi capaci di rafforzare la sostenibilità economica delle imprese, favorire il ricambio generazionale, sostenere gli investimenti e garantire una presenza più capillare delle librerie sul territorio”.