La Procura di Milano ha chiesto il carcere per cinque maggiorenni arrestati sabato con l’accusa di devastazione e saccheggio e di resistenza pluriaggravata. La convalida degli arresti sarà decisa dal gip. I giovani arrestati ieri hanno tra i 18 e i 20 anni e facevano parte di due gruppetti distinti, uno di tre e l’altro di due: secondo gli inquirenti avrebbero dato un contributo ad azioni violente.
Dietro le violenze avvenute nel centro di Milano sarebbe la rete “Italia in Piazza”, un insieme di movimenti e attivisti che, soprattutto sui social, ha lavorato per portare migliaia di giovani nelle piazze italiane. La manifestazione di ieri era stata promossa dal 4 ottobre scorso, quando su Instagram è comparso un account presentato come espressione spontanea del malcontento giovanile. I contenuti sono stati diffusi in collaborazione con Erick Jara, Capoditaglia e Nuovi Italiani. Quest’ultimo movimento è riconducibile allo stesso Jara, già candidato nella lista civica Milano Libera. La rete ha inoltre condiviso iniziative con il Fronte rivoluzionario italiano.
A Bologna il bilancio degli scontri e della guerriglia urbana comunicato dalla Questura di Bologna è di 75 feriti tra le forze dell’ordine, di cui 18 con prognosi dai 10 ai 30 giorni. Nel corso della manifestazione contro il caro vita sono stati arrestati cinque giovani, di cui quattro minorenni nati tra il 2008 e il 2010; tutti sono stati denunciati a vario titolo per resistenza aggravata a pubblico ufficiale, lesioni a pubblico ufficiale, danneggiamento aggravato e travisamento in corso di una manifestazione pubblica.
Tra gli arrestati figura una minorenne, una 16enne nata a Imola e cittadina tunisina, trovata in possesso di un coltello monofilare della lunghezza di 18 centimetri e di due coppie di forbici dalle punte acuminate. La Questura riferisce di aver identificato circa 50 soggetti; inoltre 10 manifestanti sono stati accompagnati in Questura e 7 di questi sono già stati denunciati all’autorità giudiziaria. Per gli altri attivisti coinvolti sono in corso attività investigative volte ad accertare le individuali responsabilità penali.
Secondo la ricostruzione della Questura di Bologna, a partire dalle 14:30 circa 500 persone, sotto il coordinamento della locale compagine antagonista principalmente riconducibile al Collettivo Universitario Autonomo (CUA) e a PLAT, si sono radunate in piazza Minghetti. Senza aver fatto preavviso né aver accettato alcuna interlocuzione con la Digos, muniti di un carrello con a bordo strumenti di amplificazione per la diffusione di musica e interventi, alle 15:30 circa sono partiti in corteo.
Il corteo, tenuto ai margini del centro storico grazie al posizionamento dei reparti inquadrati, si è ingrossato fino a raggiungere circa le 2.000 unità nel momento di massimo afflusso. Tra queste la Questura segnala una cospicua presenza di circa 200 giovani in gran parte di origine straniera, molti dei quali travisati. Giunti in Piazza XX Settembre, parte dei giovani di seconda generazione si è portata in testa al corteo avanzando dalle retrovie e perpetrando lanci di oggetti contundenti — bottiglie, segnaletica stradale e sanpietrini — nella fase in cui si giungeva nel tratto di viale Masini antistante la Stazione Centrale di Bologna.
Nella adiacente piazza Medaglie D’Oro e nei pressi dello scalo ferroviario, presidiati dai reparti inquadrati e da un mezzo idrante della Polizia di Stato, circa 300 facinorosi hanno accatastato numerose biciclette del servizio di bike sharing, divelto lamiere e griglie dei cantieri adiacenti, raccolto e lanciato centinaia di pietre nei confronti della Digos e dei reparti inquadrati, e danneggiato vetrine di esercizi commerciali nonché autobus del servizio pubblico e privato. Solo alle ore 23 circa, a seguito dell’utilizzo dell’idrante, di numerosi lacrimogeni e dell’approntamento di molteplici cariche di alleggerimento, i violenti si sono allontanati in più direzioni.


























































