Il professor Riccardo Bonadonna è il nuovo presidente nazionale della Società Italiana di Diabetologia (SID). La nomina, ufficializzata il 2 novembre 2026, affida a Bonadonna la guida della società scientifica per il prossimo biennio. Bonadonna è direttore dell’Unità Operativa Complessa di Endocrinologia, Diabetologia e Malattie del Metabolismo dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata di Verona (Borgo Trento) e docente universitario. Succede alla professoressa Raffaella Buzzetti, che assume l’incarico di presidente della Fondazione Diabete Ricerca, sempre all’interno della SID.
Il nuovo mandato si apre in una fase che il professor Bonadonna definisce un «big bang della ricerca», con l’introduzione di nuovi farmaci e tecnologie mediche. Tra i pilastri programmatici della presidenza figurano l’equità nell’accesso alle cure, il sostegno alla ricerca indipendente e gli investimenti strutturali nel settore.
Bonadonna ha sottolineato la necessità che il progresso scientifico si traduca in benefici concreti per tutti i pazienti e ha richiamato l’attenzione sul rapporto fra spesa sanitaria e prevenzione delle complicanze. Investire nella diabetologia, ha spiegato, permette di prevenire complicanze invalidanti e di ridurre i costi assistenziali e i ricoveri: «Vogliamo proseguire un dialogo costruttivo con i decisori pubblici affinché la diabetologia venga riconosciuta come un settore strategico nel quale investire per la salute dei cittadini e per il futuro del Paese».
Un’attenzione specifica della nuova presidenza è rivolta al diabete di tipo 1 e alle nuove terapie cellulari e di precisione. «Nei prossimi cinque anni assisteremo all’arrivo di terapie capaci di cambiare profondamente la storia naturale del diabete di tipo 1», ha anticipato il neo-presidente, ribadendo un principio di equità: «Il prezzo dell’innovazione non deve diventare una barriera al diritto alla cura. È necessario prepararci fin da ora affinché possano beneficiarne tutti i pazienti».
Fra gli obiettivi del biennio vi è anche il trasferimento delle strategie di prevenzione al di fuori delle strutture sanitarie, intervenendo sugli stili di vita e sugli ambienti quotidiani. Secondo Bonadonna, le azioni di contrasto contro patologie come il diabete di tipo 2 e l’obesità richiedono un approccio sistemico e sociale. «Il diabete di tipo 2 e l’obesità non possono essere affrontati esclusivamente attraverso le scelte individuali», ha dichiarato, evidenziando come fattori esterni quali l’urbanistica, l’organizzazione del lavoro, la disponibilità di spazi per l’attività fisica e la riduzione delle disuguaglianze socio-economiche incidano direttamente sul rischio di sviluppare la malattia.






























































