martedì, Novembre 3, 2026
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Verona, San Zeno Calcio a rischio: il vivaio che lanciò anche Tommasi

Il San Zeno Calcio, storica società dilettantistica veronese fondata nel 1919 e nota in città come vivaio calcistico, rischia di scomparire. In un arco temporale di soli cinque anni il club è passato da oltre venti formazioni giovanili a un’unica squadra attiva, con una drastica riduzione delle attività del settore giovanile.

L’allarme è emerso pubblicamente a seguito della denuncia di un genitore, poi confermata dai vertici della società. A rendere nota la situazione è stato Federico Varrazzo, padre di un atleta della formazione Under 14, che ha indirizzato una lettera aperta a imprese, professionisti e istituzioni locali. Nella missiva Varrazzo ha definito il settore giovanile «un presidio educativo e sociale che accompagna la crescita dei ragazzi: se chiude un settore giovanile non perde solo una società, perde tutta la città».

La dirigenza del San Zeno, rappresentata dal presidente Luigi Buchi, ha collegato le difficoltà del club a problemi diffusi nel calcio di base, aggravati da fattori specifici. Tra le cause indicate dalla società figurano gli effetti della recente riforma dello sport, che ha abolito il vincolo sportivo e ridotto le premialità per le società che formano e valorizzano i giovani calciatori; la perdita dello sponsor storico della squadra; e l’onere dei costi di gestione dell’impianto sportivo.

La possibile chiusura del settore giovanile metterebbe fine a una tradizione radicata nel quartiere ai Bastioni, dove sono cresciuti calcisticamente professionisti come Alberto Faccini e l’attuale sindaco di Verona, Damiano Tommasi. Entrambi hanno poi vinto lo scudetto in Serie A con la maglia della Roma (Faccini nel 1983 e Tommasi nel 2001).

La situazione fa tornare alla memoria anche la figura di Gianfranco Casale, noto come il “presidentissimo” del San Zeno, scomparso un anno fa. Casale aveva guidato la società per decenni mantenendo una gestione di stampo familiare, con particolare attenzione alla funzione sociale del calcio giovanile.

Le famiglie e la dirigenza chiedono ora attenzione e sostegno per evitare che una realtà storica del tessuto sportivo e sociale cittadino si riduca ulteriormente o venga meno.