L’assessore regionale ai Trasporti del Veneto, Diego Ruzza (Fratelli d’Italia), ha rimosso un post dai suoi canali social dopo che i commenti sotto al post hanno fatto registrare minacce e insulti. Nel post, Ruzza aveva pubblicato a caratteri cubitali la frase «Vedo in giro i frutti delle sberle mai prese» e, riferendosi ai giovani e ai lavoratori che «scioperato e manifestato venerdì scorso», aveva aggiunto in didascalia: «Mamma quanti “sberloni” mi avrebbe dato mio Padre!!».
Nel testo pubblicato dall’assessore, la protesta veniva descritta come svolta «con le bandiere di Palestina e Libano, lanciando fumogeni e cercando lo scontro con le forze dell’ordine», mentre il pezzo segnala che i disordini citati si sono verificati a Torino e in altre città, ma non a Verona.
Ruzza ha motivato la rimozione con il degenerare del dibattito nei commenti: «Purtroppo, il dibattito è degenerato in attacchi personali, insulti gravi e minacce esplicite – inclusi riferimenti a intrusioni domiciliari e violenza – che nulla hanno a che spartire con la politica, il confronto civile o la libertà di espressione». Ha inoltre scritto: «La violenza e l’intimidazione non possono e non devono diventare la normalità nello spazio pubblico» e annunciato che «Quanto accaduto è stato documentato e verrà segnalato alle autorità competenti per procedere a denuncia-querela. Io continuerò a lavorare a testa alta!».
Critiche alle parole di Ruzza sono arrivate dal consigliere regionale vicentino Carlo Cunegato (Alleanza Verdi-Sinistra). Cunegato ha risposto: «Mi dispiace sinceramente, assessore. Perché i nostri padri e le nostre madri ci hanno insegnato altro. Ci hanno insegnato a scendere in piazza. A manifestare per le nostre idee, contro le ingiustizie, per un mondo migliore. Ci hanno insegnato che il silenzio non ha mai cambiato niente». Per il consigliere «Le sberle ve le lasciamo. Noi, a questo linguaggio violento e machista, preferiamo la democrazia, la partecipazione, il coraggio di chi non si arrende».
Solidarietà a Ruzza è stata espressa dall’europarlamentare Daniele Polato, collega di partito: «solidarietà e vicinanza all’assessore regionale Diego Ruzza, bersaglio di intimidazioni sui social per aver condiviso una riflessione nella quale tanti di noi si riconoscono». Polato ha aggiunto che «Chi non ha mai rischiato di prendersi qualche sberla in famiglia? Siamo cresciuti in un contesto in cui i genitori ci insegnavano le regole, il senso del dovere e il valore del rispetto, talvolta anche in maniera poco ortodossa. Quello che dovrebbe indignare davvero oggi, è ciò che accade dietro la facciata del presunto buonismo». Secondo Polato, va condannata anche la violenza rivolta all’assessore: «Mi auguro che nessuno minimizzi queste intimidazioni solo perché rivolte a un amministratore di centrodestra e che in Consiglio regionale la sinistra condanni con fermezza le minacce ricevute dall’assessore Ruzza». Polato ha inoltre ricordato i commenti ricevuti dall’assessore, «tra cui le minacce di entrare nella sua abitazione e di aver bisogno di un giro di manganello».
Anche la consigliera regionale di Fratelli d’Italia Claudia Barbera ha espresso «piena solidarietà e vicinanza all’assessore Ruzza», sottolineando che «Si può dissentire, criticare una dichiarazione, ma nulla può giustificare minacce e intimidazioni. Mi auguro che da AVS arrivi una condanna chiara e inequivocabile, perché il rispetto delle persone e delle istituzioni dovrebbe essere un principio condiviso, al di là dell’appartenenza politica». Barbera ha aggiunto: «Possiamo confrontarci sui modelli educativi e discutere sulle parole da utilizzare, ma non possiamo accettare che ogni occasione diventi un pretesto per alimentare ostilità sui social. La condanna della violenza e delle intimidazioni non può dipendere da chi le subisce o da quale parte politica rappresenti. Non devono esistere due pesi e due misure».
La vicenda segue, come osserva il pezzo, l’intervento della scorsa settimana dell’assessore del Comune di Verona Jacopo Buffolo, che aveva rivelato di aver «ricevuto minacce di morte per cui la magistratura sta indagando».






























































