Un comparto che muove 1,8 miliardi di euro e dà lavoro a circa 12.200 addetti distribuiti in 4.451 esercizi commerciali, ma caratterizzato da una forte sperequazione territoriale: ben l’83 per cento dei Comuni italiani risulta oggi privo di una libreria. Lo rileva il nuovo rapporto promosso da Ali – Associazione Librai Italiani Confcommercio e realizzato insieme al Centro Studi Guglielmo Tagliacarne, presentato a Roma a Palazzo Altemps in occasione degli Stati Generali delle Librerie, evento organizzato in sinergia con il Piano Olivetti per la Cultura e il Centro per il Libro e la Lettura.
Secondo la ricerca, il libraio tipo ha un’età media di 53 anni, è spesso il fondatore del negozio ed esercita una triplice funzione: imprenditore, operatore culturale e punto di riferimento per la comunità. Il 65,7 per cento dei professionisti ritiene che la capacità d’interazione e di ascolto verso il pubblico sia l’attitudine chiave del mestiere; una dote che favorisce la fidelizzazione, tanto che circa sette acquirenti su dieci frequentano abitualmente lo stesso punto vendita.
Pur con l’integrazione di strumenti multimediali e tecnologie digitali nella gestione quotidiana, il negozio fisico mantiene un ruolo predominante, arrivando a generare quasi l’80 per cento del fatturato aziendale. I margini operativi restano contenuti e la redditività complessiva è definita fragile, ma gli addetti mostrano propensione al cambiamento: l’83,4 per cento dei librai prevede trasformazioni operative nei prossimi anni.
Tra il 2017 e il 2025 la rete delle librerie che trattano testi nuovi è rimasta sostanzialmente stabile, mentre il segmento dell’usato ha registrato una crescita del 7,9 per cento. Nel medesimo periodo i livelli occupazionali sono aumentati del 9,1 per cento nel comparto del nuovo e del 16,8 per cento in quello dell’usato, con un progressivo incremento dell’impiego giovanile.
La componente femminile è significativa: rappresenta il 65,8 per cento della forza lavoro nel settore del nuovo e il 60,4 per cento in quello dell’usato. Complessivamente l’85 per cento dei dipendenti possiede almeno un diploma di scuola secondaria. Le realtà indipendenti continuano a costituire la spina dorsale del settore, rappresentando oltre tre quarti dei punti vendita complessivi.
La ripartizione geografica mostra un’Italia divisa: il Mezzogiorno ospita il 30,8 per cento degli esercizi commerciali, seguito dal Nord-Ovest con il 25,8 per cento, dal Centro con il 23,7 per cento e dal Nord-Est con il 19,7 per cento; Lombardia e Lazio insieme concentrano oltre un quarto del totale nazionale. Il mercato dell’usato è invece maggiormente polarizzato nel Centro-Nord, con Lazio, Centro e Nord-Ovest che superano il 60 per cento delle attività.
Di fronte a questo quadro, il presidente di Ali Confcommercio, Paolo Ambrosini, sottolinea: “Le librerie sono molto più di attività commerciali: sono imprese che generano lavoro e valore, ma anche presìdi culturali e sociali fondamentali per le comunità. Servono interventi capaci di rafforzare la sostenibilità economica delle imprese, favorire il ricambio generazionale, sostenere gli investimenti e garantire una presenza più capillare delle librerie sul territorio”.



























































