Questa mattina, 3 novembre 2026, la Regione del Veneto e le quattro università del territorio — Verona, Padova, Ca’ Foscari e Iuav — hanno firmato a Palazzo Balbi, a Venezia, il protocollo d’intesa “S.T.A.Y. Veneto” (Strategies for Talent Attraction and Youth) per l’attrattività, l’innovazione e lo sviluppo del sistema della conoscenza e dei talenti.
L’accordo dà forma a un percorso avviato a gennaio 2026, quando si tenne il primo incontro a Palazzo Balbi tra la Presidenza della Regione e i vertici degli atenei. L’obiettivo è istituire un tavolo permanente di coordinamento tra le istituzioni per contrastare la contrazione demografica e favorire la permanenza o il rientro di studenti, ricercatori e giovani laureati.
Per sostenere le azioni previste dal documento, l’amministrazione regionale ha indicato uno stanziamento di 30 milioni di euro. Il presidente della Regione, Alberto Stefani, ha dichiarato che l’obiettivo è «costruire un Veneto in cui un giovane trovi una ragione concreta per restare, o per tornare».
All’incontro, oltre al presidente Stefani, sono intervenuti Valeria Mantovan, Assessore all’Istruzione, Formazione, Competenze e Cultura; Massimo Bitonci, Assessore allo Sviluppo economico, Ricerca e Innovazione e Attrazione investimenti; Marco Sgarbi, Rettore dell’Università Ca’ Foscari Venezia; Daniela Mapelli, Rettrice dell’Università degli Studi di Padova; Chiara Leardini, Rettrice dell’Università degli Studi di Verona; e Benno Albrecht, Rettore dell’Università Iuav di Venezia.
Le risorse previste dal protocollo sono divise in due macro-aree. Circa 10 milioni di euro finanzieranno in via sperimentale il “Progetto di vita”, una misura pensata per supportare i giovani nelle prime fasi di autonomia economica. L’iniziativa si rivolgerà al 10% dei migliori laureati (magistrali e a ciclo unico) e ai diplomati ITS, per una platea stimata di circa 1.500 persone. I criteri definitivi sono in fase di elaborazione, ma l’ipotesi attuale prevede l’erogazione di un bonus annuo di 3.000 euro per due anni, legato a requisiti di reddito, merito e coerenza del percorso formativo.
I restanti 20 milioni di euro saranno invece destinati al comparto della ricerca e al collegamento con il mondo produttivo. I fondi finanzieranno dottorati industriali, assegni e borse per giovani ricercatori, oltre a progetti di ricerca applicata tra atenei e imprese.
Il protocollo affronta anche il tema dell’ospitalità universitaria. Secondo la ricognizione effettuata con gli ESU regionali, l’offerta attuale in Veneto conta 4.234 posti letto; le previsioni indicano un aumento fino a 5.915 unità entro il 2029. Oltre all’incremento strutturale, il tavolo di coordinamento lavorerà su garanzie e forme di accompagnamento alla locazione, oltre all’integrazione con i servizi di mobilità locale.
Un primo risultato operativo del confronto riguarda l’assistenza sanitaria: le università hanno attivato intese con le Aziende ULSS per permettere agli studenti internazionali di accedere al Medico di Medicina Generale. L’iniziativa potrebbe essere estesa a tutto il territorio regionale tramite le Case di Comunità.
L’assessore Valeria Mantovan ha puntualizzato: «Il punto è semplice: la qualità della formazione è fondamentale, ma da sola non basta a far scegliere il Veneto. Contano la casa, la mobilità, la salute, i servizi e la prospettiva di un lavoro. Con la contrazione demografica che abbiamo davanti, valorizzare chi si forma qui, trattenere i talenti e attrarne di nuovi, anche dall’estero, è una questione di sviluppo per tutta la regione».
Per l’Università di Verona la rettrice Chiara Leardini ha osservato che l’accordo rafforza l’impegno già intrapreso dall’ateneo: «L’obiettivo che ci accomuna, Atenei e Regione, è quello di attrarre giovani e persone di valore, valorizzarne le capacità e, soprattutto, creare le condizioni perché scelgano di costruire qui il proprio futuro».






























































