mercoledì, Ottobre 21, 2026
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Italia: cortei studenteschi degenerano in vandalismo e guerriglia urbana

Secondo Marco Morandi di Vobarno, le recenti mobilitazioni studentesche hanno messo a nudo una realtà diversa da quella spesso presentata come un «legittimo esercizio del dissenso». Morandi sostiene che, dalle proteste a Torino, Roma, Milano, Bologna e Napoli, emergono immagini di guerriglia urbana, teppismo politico e disordine, più che di confronto e proposte per la scuola.

Nel suo intervento, Morandi descrive episodi specifici avvenuti durante i cortei. A Roma, sotto la sede del Ministero dell’Istruzione e del Merito in viale Trastevere, «l’arma del dialogo è stata sostituita dal lancio sistematico di petardi, bombe carta e fumogeni», scrive. A Torino, secondo Morandi, un gruppo di manifestanti con il volto coperto si sarebbe staccato dal corteo per erigere barricate improvvisate e lanciare pietre, bottiglie e bastoni contro le forze dell’ordine. A Milano, osserva l’autore, decine di giovani in tute scure e passamontagna avrebbero vandalizzato il centro, costringendo cittadini e turisti a rifugiarsi nei negozi e nei ristoranti.

Morandi denuncia inoltre ingenti danni causati dalle occupazioni lampo in diversi istituti: a suo dire, le scuole sono state danneggiate dagli stessi occupanti, con aule devastate, arredi distrutti e pareti imbrattate. L’emblema, scrive, sarebbe l’episodio in una scuola di Napoli, dove nella palestra appena ristrutturata motorini avrebbero danneggiato pavimenti e attrezzature nuove destinate alla collettività.

L’autore definisce questi comportamenti «teppismo politico» e non espressione democratica, sostenendo che non siano riconducibili alla tutela del sistema scolastico. Morandi riferisce inoltre che «l’ufficio di coordinamento nazionale delle Consulte studentesche ha fermamente condannato le violenze», segnalando come frange radicali stiano usando la scuola «come un ring per fini ideologici o, peggio, come sfogo per il puro vandalismo».

Secondo Morandi, continuare a chiamare «studenti» coloro che partecipano alle manifestazioni armati di pietre e passamontagna sarebbe un «insulto» a chi frequenta la scuola con rispetto e impegno. Pur riconoscendo il diritto al dissenso, l’autore sostiene che quando la protesta degenera in violenza e devastazione perde «ogni legittimità politica e morale» e invita a tracciare una linea netta tra il diritto di manifestare e gli atti vandalici.

Marco Morandi, Vobarno