mercoledì, Ottobre 21, 2026
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Documentario-fenomeno su Elizabeth Holmes in corsa per l’Oscar

Nathan Fielder confessa di essere ancora confuso dopo l’esperienza sul set di You Can See Everything. Alla proiezione all’Academy Museum di Los Angeles, il regista ha ammesso: “Ancora oggi non sono sicuro di cos’ho vissuto”, auspicando che il pubblico, ora che il documentario è uscito, possa aiutarlo a comprendere ciò che è avvenuto.

Presentato a sorpresa al festival di Telluride, il film di 174 minuti prodotto da A24 segue Elizabeth Holmes, fondatrice di Theranos, negli ultimi giorni di libertà prima dell’ingresso in carcere nel 2023. Holmes, condannata a undici anni per aver frodato gli investitori della società di analisi del sangue, ha invitato i registi Nathan Fielder e Lance Oppenheim nella casa presa in affitto sulla spiaggia di San Diego, dove ha deciso di aspettare l’inizio della pena, rinviato da una gravidanza e dai ricorsi in tribunale. Con lei c’erano il compagno Billy Evans e i loro due figli, tra cui una neonata di tre mesi. Ai registi è stato promesso accesso completo: “Potete vedere tutto”.

You Can See Everything è stato definito un fenomeno negli Stati Uniti e molti auspicano una corsa agli Oscar nella categoria del miglior film, ma il documentario va oltre la semplice ricostruzione processuale. Il lavoro di Fielder e Oppenheim si concentra sulla difficoltà di distinguere la verità dalla sua rappresentazione: Holmes afferma di non aver mai mentito, una dichiarazione che turba visibilmente Fielder e contribuisce a lasciare gli spettatori con più domande che certezze.

I due registi hanno raccontato soprattutto l’origine del progetto: Oppenheim aveva contattato Fielder dopo aver scoperto che questi apprezzava Some Kind of Heaven, il suo primo documentario. Fielder, noto come autore e protagonista di Nathan for You e The Rehearsal, e Oppenheim si sono trovati presto a riflettere su come documentare un’esperienza che risultava sfuggente anche ai realizzatori stessi. Un episodio apparentemente casuale — durante uno spettacolo di magia qualcuno del pubblico ha urlato “Elizabeth Holmes!” — ha richiamato l’attenzione di Oppenheim su una notizia recente: Holmes e Evans avevano contattato A24 per proporre un documentario sulla donna. Ne è seguito un incontro che entrambi definiscono disorientante: “Parlarci in persona è stata un’esperienza disorientante: sembrava completamente sincera”, ha ricordato Fielder.

“La nostra domanda iniziale era: possiamo documentare tutto in modo da far provare al pubblico quello che sentivamo noi, quella sensazione di sfuggevolezza e incomprensione?”, ha spiegato Oppenheim. I due autori non sempre concordavano sulle interpretazioni degli eventi: “Alla fine della giornata Lance e io parlavamo di quello che era successo e avevamo interpretazioni completamente opposte”, ha raccontato Fielder. “Non succedeva soltanto noi — ha aggiunto Oppenheim — Anche davanti a momenti semplicissimi, banali, come sbattere le uova per una frittata, ogni membro della troupe aveva un’opinione diversa”.

Il film solleva così interrogativi su chi sia davvero Elizabeth Holmes: una donna che non sapeva, una vittima di partner controllanti, una persona dissociata che vive in una realtà costruita per lei o la più abile manipolatrice di tutti i tempi? L’ardua sentenza resta sospesa. Forse, concludono i registi, neppure i posteri sapranno trovare una risposta.