Brescia. Da Castelcovati ad Orzinuovi: sono due i bresciani finiti in carcere nell’ambito della maxi inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Milano su una presunta banca parallela utilizzata per riciclare denaro e movimentare capitali illeciti anche per conto della criminalità organizzata. Si tratta di Ervin Tafa, 40enne residente a Castelcovati, e di Carlo Maffeis, 51 anni, originario di Orzinuovi ma residente a Segrate. Entrambi figurano tra le 30 persone coinvolte nell’operazione della Guardia di finanza milanese, coordinata dalla Dda: 16 indagati sono stati condotti in carcere e 14 posti agli arresti domiciliari.
Il provvedimento ha portato anche al sequestro di oltre 21 milioni di euro; a Tafa sarebbero stati sequestrati circa 60mila euro. Al centro dell’indagine c’è un’organizzazione che avrebbe gestito da Pero, nel Milanese, un sistema clandestino di movimentazione del denaro, con presunti collegamenti con la ’ndrangheta e la criminalità foggiana. Le ipotesi di reato contestate comprendono associazione per delinquere aggravata dal metodo mafioso e dall’agevolazione mafiosa, riciclaggio internazionale, frodi fiscali, traffico di stupefacenti e reati in materia di armi.
Secondo la ricostruzione investigativa, la struttura sarebbe stata formalmente schermata da una società di autonoleggio, ma avrebbe operato come una vera e propria banca occulta, offrendo servizi finanziari illegali a imprenditori, evasori fiscali e soggetti vicini agli ambienti del narcotraffico. Il meccanismo si sarebbe fondato sull’emissione di fatture per operazioni inesistenti per un valore complessivo superiore a 110 milioni di euro e su trasferimenti all’estero per circa 68 milioni. Le società coinvolte, spesso intestate a prestanome, avrebbero emesso fatture false per prestazioni mai effettuate; le imprese beneficiarie pagavano tramite bonifico e ricevevano poi la restituzione del denaro in contanti, con una commissione trattenuta tra il 2 e il 5%.
Le società fittizie venivano quindi portate al fallimento e sostituite con nuove realtà, mentre i capitali venivano trasferiti su conti esteri o convertiti in criptovalute. Gli investigatori avrebbero inoltre ricostruito flussi finanziari legati a truffe online basate su falsi investimenti in valute digitali.
L’inchiesta, estesa a diverse province italiane tra cui Brescia, Milano, Bergamo, Como, Mantova e Monza Brianza, ha interessato anche la Spagna e la Svizzera. Tra gli ulteriori filoni investigativi figurano presunti episodi di corruzione e accessi abusivi ai sistemi informatici per acquisire informazioni riservate sulle indagini. Tra le persone coinvolte ci sarebbero anche un dipendente del Tribunale di Milano ed un ex appartenente alla Guardia di finanza, sospettati, a vario titolo, di aver fornito notizie riservate o promesso facilitazioni in cambio di denaro.





























































