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La storia del Rosario: dalle origini con i Salmi a San Domenico e i Misteri

La devozione del Rosario è segnata da una lunga storia documentata: dal 1478 a oggi si contano oltre 200 documenti pontifici a essa dedicati, segno dell’importanza che questa preghiera ha avuto nel popolo dei fedeli.

Le origini risalgono ai 150 salmi che eremiti e monaci recitavano a memoria. Col tempo emerse però la difficoltà di apprenderli tutti e, verso l’850, un monaco irlandese suggerì di sostituirli con 150 Padre Nostro. Per contare le preghiere i fedeli impiegavano inizialmente 150 sassolini; successivamente si diffuse l’uso di cordicelle con 50 o 150 nodi, una pratica ricollegata a Sant’Antonio Abate e a San Pacomio nei secoli III-IV.

Il Saluto dell’Angelo a Maria entrò nella pratica ripetitiva, costituendo la prima parte dell’Ave Maria. Nel XIII secolo i monaci cistercensi elaborarono una forma di preghiera chiamata Rosario, paragonandola a una corona di rose mistiche offerta alla Madonna; nacque anche l’usanza di porre corone di rose sulle statue della Vergine come simbolo delle preghiere più “belle” e “profumate”.

Fondamentale per la diffusione del Rosario è la figura di San Domenico di Guzmán: nel 1212, secondo la tradizione riportata dal domenicano Alano della Rupe (Plouër-sur-Rance, 1428 – Zwolle, 8 settembre 1475), la Vergine Maria avrebbe donato al santo la coroncina del Rosario per aiutare i cristiani nella lotta contro le eresie. Alano racconta che San Domenico e il compagno Bernardo furono catturati sulle coste della Spagna e per tre mesi messi al remo di una nave; durante una tempesta che minacciò il naufragio, le esortazioni del santo a invocare Gesù e Maria non furono ascoltate dai carcerieri, e la tempesta si fece più violenta. Le preghiere di San Domenico furono però accolte in cielo: la visione della Vergine portò alla salvezza dell’equipaggio e alla richiesta di recitare ogni giorno 150 Ave Maria e 15 Pater Noster, episodio descritto come “la prima conversione del cuore che la recita del Rosario aveva realizzato.”

Nel corso del XIII secolo si svilupparono i “Misteri” del Rosario. Teologi interpretarono i 150 salmi come velate profezie sulla vita di Gesù, da cui nacquero diversi salteri: 150 Padre Nostro, 150 Saluti Angelici, 150 lodi a Gesù e 150 lodi a Maria. Verso il 1350 si consolidò la forma dell’Ave Maria come oggi la conosciamo, con l’aggiunta della seconda parte: “Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori, adesso e nell’ora della nostra morte. Amen”.

All’inizio del XIV secolo i cistercensi introdussero “clausole” dopo il nome di Gesù per favorire la contemplazione, e a metà secolo il monaco Enrico Kalkar, della certosa di Colonia, introdusse il Padre Nostro prima di ogni decina. All’inizio del XV secolo Domenico Hélion di Trèves, detto il Prussiano, elaborò un Rosario in cui il nome di Gesù compare in 50 clausole che ripercorrevano la sua vita; tra il 1435 e il 1445 questa struttura si avvicinò alla forma moderna, con le 150 clausole divise in tre sezioni corrispondenti ai Vangeli dell’infanzia, della vita pubblica e della Passione-Risurrezione.

Un’ulteriore svolta avvenne nel 1470, quando Alano della Rupe fondò la prima “Confraternita del Rosario” e ridusse a 15 i Misteri, suddividendoli in Gaudiosi, Dolorosi e Gloriosi: in tal modo la pratica uscì dall’ambito della devozione individuale per assumere una dimensione ecclesiale. Nel 1569 papa Pio V definì l’esatta successione dei quindici Misteri, dall’annuncio dell’arcangelo Gabriele a Maria fino all’incoronazione in cielo.

Nel 2002 papa Giovanni Paolo II introdusse cinque nuovi Misteri, i “misteri della luce”. Nella sua lettera apostolica Rosarium Virginis Mariae spiegò che lo scopo era di «Potenziare lo spessore cristologico del Rosario», includendo anche «I misteri della vita pubblica di Cristo tra il Battesimo e la Passione».