Sono 197 le persone identificate e accompagnate negli uffici di polizia per le violenze avvenute ieri negli scontri ai cortei organizzati in varie città dal movimento “Italia in piazza”. Ventotto persone sono state arrestate — tra queste 12 minorenni e 6 stranieri; tra questi ci sarebbero anche migranti di seconda generazione — mentre 43 sono state denunciate. I feriti tra le forze dell’ordine sono 141.
Secondo quanto ricostruito, “Italia in Piazza” è una rete di movimenti e attivisti che, soprattutto tramite i social, ha mobilitato migliaia di giovani nelle piazze italiane. La manifestazione di ieri sarebbe stata promossa a partire dal 4 ottobre, quando è comparso su Instagram un account presentato come espressione spontanea del malcontento giovanile. I contenuti sono stati diffusi in collaborazione con Erick Jara, Capoditaglia e Nuovi Italiani: quest’ultimo movimento è riconducibile a Erick Jara, già candidato nella lista civica Milano Libera. La rete avrebbe inoltre condiviso iniziative con il Fronte rivoluzionario italiano.
A Bologna la Questura ha fatto il punto sugli scontri che si sono sviluppati durante la manifestazione contro il caro vita. Il bilancio per le forze dell’ordine è di 75 feriti, di cui 18 con prognosi tra i 10 e i 30 giorni. Sono stati arrestati cinque giovani, quattro dei quali minorenni nati tra il 2008 e il 2010; tutti sono stati denunciati a vario titolo per resistenza aggravata a pubblico ufficiale, lesioni a pubblico ufficiale, danneggiamento aggravato e travisamento in corso di manifestazione pubblica.
Tra gli arrestati figura una minorenne — una 16enne nata a Imola e cittadina tunisina — trovata in possesso di un coltello monofilare lungo 18 centimetri e di due paia di forbici dalle punte acuminate. La Questura ha inoltre identificato circa 50 soggetti; 10 manifestanti sono stati accompagnati in Questura, di cui 7 già denunciati all’autorità giudiziaria. Per gli altri attivisti coinvolti sono in corso attività investigative volte ad accertare responsabilità penali individuali.
La ricostruzione della Questura di Bologna descrive la giornata così: a partire dalle 14:30 circa si sono radunate in piazza Minghetti circa 500 persone sotto il coordinamento di una compagine antagonista locale principalmente riconducibile al Collettivo Universitario Autonomo (CUA) e a PLAT. Senza aver effettuato preavviso né accettato interlocuzioni con la Digos, muniti di un carrello con strumenti di amplificazione, intorno alle 15:30 il gruppo è partito in corteo. Il corteo, tenuto ai margini del centro storico grazie al posizionamento dei reparti inquadrati, si è ingrossato fino a raggiungere circa 2.000 unità nel momento di massimo afflusso.
Tra i partecipanti la Questura segnala una presenza consistente di circa 200 giovani, in gran parte di origine straniera e molti travisati. Giunti in Piazza XX Settembre, parte dei giovani di seconda generazione si sarebbe portata in testa al corteo avanzando dalle retrovie e lanciando oggetti contundenti — bottiglie, segnaletica stradale e sanpietrini — nella fase in cui il corteo percorreva il tratto di viale Masini antistante la Stazione Centrale di Bologna. Nella adiacente piazza Medaglie d’Oro e nei pressi dello scalo ferroviario, presidiati dai reparti inquadrati e da un mezzo idrante della Polizia di Stato, circa 300 facinorosi avrebbero accatastato numerose biciclette del servizio di bike sharing, divelto lamiere e griglie dei cantieri, raccolto e lanciato centinaia di pietre contro la Digos e i reparti, danneggiato vetrine di esercizi commerciali nonché autobus del servizio pubblico e privato.
Secondo la Questura, solo intorno alle 23:00 — a seguito dell’utilizzo dell’idrante, di numerosi lacrimogeni e dell’approntamento di molteplici cariche di alleggerimento — i violenti si sono allontanati in più direzioni. Le indagini e le attività di accertamento proseguono per individuare responsabilità penali individuali.




























































