mercoledì, Ottobre 21, 2026
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Cordasco: allarmi sull’IA potrebbero servire ai Big per orientare le regole

Carlo Cordasco, professore di Business Ethics alla Alliance Manchester Business School e classe 1988, mette in guardia sul duplice volto del dibattito sull’intelligenza artificiale: da un lato gli allarmi legittimi, dall’altro il “clamore mediatico” che può nascondere interessi dei grandi laboratori. “Dubito sia marketing, una possibile spiegazione è il tentativo dei grandi laboratori di orientare le regole a proprio vantaggio”, ha detto all’ANSA.

Per Cordasco — considerato uno dei massimi esperti nell’intersezione tra teoria delle decisioni, etica d’impresa e allineamento dell’IA — il timore più grande è che “i modelli di intelligenza artificiale finiscano per fare tutto meglio di noi”. Questo non implica necessariamente la scomparsa del lavoro umano, ma solleva il dubbio se rimarranno attività per cui affidarsi a una persona sarà economicamente conveniente. “Può darsi che nel lungo periodo avremo disoccupazione di massa, è un’eventualità che non mi sento di escludere. In quel caso avremmo un problema di organizzazione economica e politica più che tecnologico”, osserva.

Sull’azione dell’Europa, Cordasco invita a intensificare gli sforzi ma avverte che “un ecosistema tecnologico non si costruisce per decreto”. Servono capitali, talenti, libertà di ricerca e la disponibilità a finanziare anche progetti che falliranno. “Su questo resto scettico: siamo disposti a investire molto senza pretendere risultati immediati?”, chiede l’accademico, che sarà ospite del forum Orizzonti Digitali diretto da Giorgio Metta, a Perugia dal 21 al 24 ottobre.

Riguardo alla proposta del Nobel Giorgio Parisi di istituire un “Cern dell’IA”, un centro pubblico indipendente dalle Big Tech, Cordasco si dice possibilista ma pone una condizione pragmatica: prima bisogna capire “perché un ricercatore dovrebbe sceglierlo rispetto a un grande laboratorio americano. Possiamo offrirgli risorse, autonomia e prospettive altrettanto interessanti? Se sì, costruiamolo. Altrimenti rischiamo di finanziare un edificio e aspettarci che produca un ecosistema. Roma non è stata costruita in un giorno e neppure la Silicon Valley”.

Secondo Cordasco, generare paura sulle capacità dell’IA può essere funzionale a favorirne la regolamentazione e a ridurre la concorrenza. Le aziende dominanti, sottolinea, “hanno un interesse economico a ostacolare concorrenti che possono usare le risposte dei loro modelli per addestrarne altri a costi inferiori. Questo crea un problema non banale per la redditività a lungo termine di queste aziende. Sarebbe piuttosto conveniente se il governo decidesse di certificare chi può sviluppare e vendere modelli e chi no”. Per il professore la strada giusta è affrontare i problemi “in maniera graduale, stabilendo vincoli proporzionati ai rischi nel modo in cui addestriamo i modelli”.

Sul tema della coscienza delle macchine, riaperto dal caso Anthropic — che ha chiesto agli utenti di non insultare il suo modello Claude — Cordasco afferma che “la questione se i modelli abbiano oggi un’esperienza soggettiva resta aperta. Non mi sembra impossibile che possano averla nel lungo periodo”. Riflette inoltre sull’opportunità di voler creare modelli con esperienza soggettiva: “Non è scontato, non sono sicuro sia una buona idea, ma è certamente una domanda che mi pongo spesso”. Un altro interrogativo che definisce “ugualmente interessante” è se far sì che i modelli si ritengano agenti o pazienti morali possa migliorare il loro allineamento con i nostri bisogni.

Infine, sulle conseguenze dell’IA sulle capacità umane, Cordasco osserva che delegare compiti può ridurre la nostra abilità nel compierli: “La lavatrice ci rende meno bravi nel lavaggio a mano, la calcolatrice meno abili nei calcoli a mente”. Il punto, secondo lui, è cosa fare “col tempo libero che l’IA ci fa risparmiare”: servirebbe redistribuire risorse. “Forse andremo tutti in vacanza molto a lungo. A molti sembra uno scenario distopico, e anche a me fa un po’ paura, ma l’idea di correre di più, leggere più romanzi e bere più vino non mi dispiace, tutto sommato”, conclude Cordasco.

L’esperto interverrà il 23 ottobre nell’incontro “Formare alla co-intelligenza. Un cambio di paradigma nella formazione manageriale” a Perugia, nell’ambito del festival Orizzonti Digitali, il cui tema è “L’era della co-intelligenza, una riflessione sul nuovo rapporto tra intelligenza umana e sistemi intelligenti”. L’appuntamento è promosso da Confindustria Umbria, Umbria Digital Innovation Hub, Umbria Business School, Ance Umbria e Its Umbria Academy.